Vi siete già estinti
… e nemmeno ve ne siete accorti. Da millenni giacete sotto spesse coltri di polvere, consunti, raggrinziti, probabilmente morti. Ma quello che spaventa, quello che stringe le budella, è che davvero non ve ne siete accorti. Si capisce dall’espressione indifferente, mortalmente anonima, la stessa che avevate quando eravate vivi.
Quello che vi ha ucciso è la brama di potere, di successo, di denaro ed anche di popolarità. Quello che più desideravate nella vita era essere famosi, riconosciuti dalla gente comune, ammirati ed invidiati dal maggior numero possibile di persone. Perché non c’è niente di peggio che essere uno qualunque, pensavate. Lo avevate persino sentito in un film ed avete sperimentato su voi stessi il peso di questa verità.
Ma forse è stato proprio in quel momento che la polvere ha iniziato a depositarsi su di voi, ingrigendovi. Non ve ne siete accorti, troppo presi dall’inseguire i vostri progetti, le vostre carriere, fregandovene di chi passandovi accanto si turava il naso per il sepolcrale fetore che emanavate. Così, pian piano, siete diventati del colore delle foto ingiallite dei morti.
Siete comparsi, lentamente, accanto a vostro padre e a vostra madre, andando a ricomporre un bel quadro di famiglia. Solo che nemmeno loro se ne sono accorti ed hanno mantenuto la stessa ieratica espressione di sempre, quella immortalata in un giorno qualsiasi di cui nemmeno vi ricordate, perché forse nemmeno eravate nati.
Eppure, in una foto di quando eravate bambini, l’espressione era un’altra. C’era vita, in quel sorriso. C’era dolore, in quel pianto. E c’era speranza in quello sguardo perso verso orizzonti troppo presto naufragati.
Vi ha ucciso la sete. Un’insaziabile sete di supremazia e di dominio che vi ha reso aridi come un deserto e soli come una lacrima caduta su di esso.
Vi siete già estinti e nemmeno ve ne siete accorti. Siete fossili che camminano, parlano, scrivono, si lamentano. Ecco, sì, soprattutto amate lamentarvi dell’eccessiva rigidità delle articolazioni o della sottigliezza di certi spazi, come farebbero, se potessero, le persone imprigionate dentro le foto dei morti.




manca la parola avidità per rendere perfetto questo post.
spero chei miei compli ed i miei menti le giungano forte e chiaro.
Peccato, per una parola! :D
Grazie per i compli e per i menti, anche se non ho facce superflue sotto cui metterli, ma, insomma, li tengo di scorta.
Credo che ognuno possa vederci e leggerci ciò che vuole:
è una denuncia forte;
c’è molta rabbia rivolta a terzi;
…
in parte, a momenti,
condivido questo stato d’animo.
In altri momenti, mi ci sento dentro pure io e mi annuso, sperando di non odorare di “passato” e vetustà.
ma questa è la solita svenevole auto-critica della Sinistra cerebrale
ciao
“Così, pian piano, siete diventati del colore delle foto ingiallite dei morti”
ganglio, amo la tua vena poetica!
PS le foto ingiallite da morto si riescono a fare anche da “vivi”: basta utilizzare le apposite macchinette, posizionate di solito nei pressi delle stazioni ferroviarie
io le faccio sempre lì, sono un’habituè
se poi il giallino staziona in modo particolare sull’epidermide (invece che in prossimità dei bordi) allora si può pensare ad una grave malattia del fegato prima dell’inevitabile de-cesso
in ogni caso le foto da macchinetta sono multifunzione: ottime anche per la lapide, sopratutto se dotate anche di effetto evanescenza (l’apoteosi)
cioccolata