Siamo il fine ultimo di tutte le nostre azioni (la colica di Renè Magritte)
[Renè Magritte - Le viol- 1934]
Dunque dunque. Non sapendo da dove iniziare, mi pare sensato partire dal principio. Ed in principio, lo sanno tutti, era il Verbo, cioè l’idrogeno, l’atomo più semplice da cui discendono, per combinazione, tutti gli altri, sino ad arrivare ad un livello di complessità così elevato da rendere l’esistenza di noi esseri umani sufficientemente interessante ed interessata.
Ad ogni modo, tutto ciò che facciamo, lo facciamo per noi stessi.
Esempio 1: perché sto scrivendo questo post? Perché voglio aver ragione. Voglio essere apprezzato come pensatore e come scrittore. Desidero essere gratificato dal fatto che altri saranno d’accordo con me. Naturalmente, il rischio è quello di sentirsi dare dello stronzo materialista, ma il gioco vale la candela. Più la posta sul piatto è alta, maggiore sarà la soddisfazione. Quindi scrivo questo “pezzo”, su un argomento che so essere “impopolare”, per il gusto della sfida e, in definitiva, come da tesi, per me stesso.
Esempio 2: perché una madre accudisce i propri figli? Perché vuole essere considerata una buona madre. Perché se non accudisse la propria prole verrebbe denigrata e punita. Una madre che alleva i propri figli non fa altro che proteggere se stessa, quindi il suo impegno confluisce essenzialmente nella preservazione della propria incolumità sociale.
Esempio 3: perché un uomo si getta in un fiume impetuoso per salvare uno sconosciuto da un probabile annegamento? Perché, se riuscirà nel tentativo, si sentirà un eroe, mentre fare finta di non vedere potrebbe generare in lui un ignominioso senso di colpa.
A me sembra tutto molto chiaro ed assolutamente normale. Non esiste, in nessuno di questi esempi, il benché minimo dubbio sulla finalità ultima delle azioni compiute e neppure l’ombra di un giudizio morale che ne sminuisca la validità come principio logico.
Quindi è ovvio che egoismo ed altruismo esistono solo come ipocrite convenzioni utili alla comunicazione. Del resto, dovrebbe essere sempre chiaro che il linguaggio non è nient’altro che una funzionante finzione, in cui si fa appunto finta che le parole e la sintassi rappresentino in maniera decente la nostra percezione della realtà e la comunichino quindi ad altri che hanno adottato lo stesso mezzo espressivo con cui veicolare le informazioni. Ma è anche capibile il meccanismo attraverso il quale molti di noi dimenticano la natura rappresentativa del linguaggio, tendendo ad assolutizzarlo ed andando a confondere la forma con la sostanza. La parola “mela”, infatti, mi fornisce una media delle informazioni ricavate dalla percezioni di tutte le mele con cui sono entrato in contatto e nulla sulla natura reale d’ogni mela in sé come entità aseitica.
Sulla natura ipocrita di tutte le convenzioni mi piace fare l’esempio del denaro: si fa finta che un pezzo di carta abbia un valore molto superiore a quello del materiale che lo compone, perché a molti, ma non a tutti, fa comodo che sia così. Ma il linguaggio in senso stretto non è tanto diverso, giacché si fa finta che la parola mela esprima totalmente l’idea di mela come assoluto, mentre è evidente che tutte le mele sono diverse le une dalle altre. Quindi il meccanismo basilare è che tutte le cose che sono evidenti devono essere ricoperte da una serie di significati convenzionali per rendere il tutto meno noioso.
Tuttavia, tornando all’egoismo ed all’altruismo, a livello etico non hanno alcun senso, poiché che io faccia elemosina, che io spenda la mia vita per curare i lebbrosi o che mi sollazzi tutto il giorno a spese dei contribuenti, agisco sempre e comunque per quello che ritengo il mio bene.
L’esempio di Madre Teresa di Calcutta è, di solito, quello che irrita maggiormente i sostenitori delle categorie di cui sopra. Ritengono infatti che la suora albanese sia il più fulgido esempio dell’altruismo cristiano, senza tenere conto del fatto che ella ha sacrificato la propria vita per la cura dei malati perché da ciò traeva una grande ed immensa soddisfazione di cui, in breve, non seppe più fare a meno.
Sia chiaro che non voglio rigirare la fritta sminuendo il suo benemerito impegno. Magari ce ne fossero di più di persone così disposte a sacrificarsi per gli altri, però vorrei che fosse chiaro il fine ultimo delle sue azioni: la sua gioia, il suo benessere, la sua pace interiore, derivanti dall’idea di aver fatto del bene ad altri e d’aver servito, attraverso questo prodigarsi, anche Dio.
Egoisti lo siamo tutti. È una questione, ancor prima che genetica, ontologica. Dio stesso, nel caso esistesse, sarebbe terribilmente egoista. Avrebbe infatti creato l’universo e l’uomo come un passatempo, per non doversi annoiare a morte e magari doversi suicidare. Solo che poi, dopo aver creato il creato, ha dovuto far finta che fosse in realtà un grande gesto d’altruismo. Alla faccia del cazzo! E chi ti ha chiesto niente?
Ma al di là delle facezie (quali?), l’istinto di sopravvivenza che ha spinto Dio a creare il creato è lo stesso che ci induce a perpetuarci come individui, quindi come specie. Non si deve infatti commettere l’errore prospettico di pensare che sia la specie ad avere interesse alla nostra esistenza, perché il fenomeno è in realtà induttivo, dal particolare al generale. L’istinto di sopravvivenza è presente in modo puntuale in tutte le forme di vita e solo come conseguenza della convenienza individuale ha effetti sulla perpetuazione della specie.
Tornando quindi all’esempio della madre che alleva i figli, è indubbio che la specie trae vantaggio da questo comportamento, ma ancora prima della specie è la madre che per istinto di sopravvivenza ha generato una prole potenzialmente in grado d’eternarne l’esistenza attraverso il ricordo, oltre che metà del patrimonio genetico. Infatti, personalmente, preferisco che sopravvivano le mie idee, piuttosto che le mie basi azotate.
La teoria del gene egoista proposta da Dawkins è stimolante, ma è null’altro che una bella metafora. Io propendo per una visione più olistica e più drasticamente decostruttivista. Tutta la questione è, alla fine della fiera, solo l’immanente necessità della volontà di potenza cosmica d’estrinsecarsi attraverso infiniti paraventi ed autoinganni.
Perché non c’è niente di peggio d’essere quel che si è. Ecco perché cerchiamo tutti d’essere qualcos’altro. Ed ecco perché abbiamo inventato l’altruismo. Ci piace troppo l’idea di non fare tutto per noi stessi. Ci gratifica e ci alletta la possibilità che esistano fini superiori alle nostre piccole e meschine esistenze. Ma, purtroppo, non so come scrivervelo, questo siamo: piccoli e meschini esseri che generano, nel loro insofferente dimenarsi, tanto di quel fumo da far dimenticare a tutti l’agghiacciante inesistenza dell’arrosto. Il problema è che, a forza di fingere, persino l’arrosto si è convinto d’esistere.




Poca gratificazione da un solo commento… Ma almeno concordo con te.
Questo mio gesto altruista in realtà mi gratifica nel saperti parzialmente gratificato dalla mia gratifica.
Sono cosciente dei miei commenti scarsamente arguti. Faccio quel che posso.
Ciao!
@amen
Ciao!
Ma, aldilà del giudizio morale, che c’è di male ad essere
“piccoli e meschini esseri che generano, nel loro insofferente dimenarsi, tanto di quel fumo da far dimenticare a tutti l’agghiacciante inesistenza dell’arrosto”
?
La gratificazione di se stessi permette di vivere meglio e non c’è niente da rimproverarsi nel ricercarla.
Cioè, se Madre T. ha fatto del bene agli altri perché non dovrebbe sentirsi gratificata?
Essere altruisti non prevede l’annullamento di se stessi.
Paolo´s last blog ..up to date
@Pupazza
Di male c’è la menzogna. Che vuoi che ti dica? Ho un debole per la verità.
@Paolo
Non ho scritto che Madre Teresa non doveva sentirsi gratificata.
@admin
Beh, mio caro, mettitela via. Siamo ciò che siamo. Menzogneri inconsapevoli, più o meno.
@admin
No, hai solo “scritto” che è morta egoista perché è vissuta da altruista.
Gratificare se stessi non è egoismo… questo intendo dire
Paolo´s last blog ..up to date
@Paolo
Gratificare se stessi è egoismo allo stato puro. Un serial killer gratifica se stesso uccidendo, puoi dire che non è una persona egoista?
“Per egoismo si intende un insieme di comportamenti finalizzati unicamente, o in maniera molto spiccata, al conseguimento dell’interesse del soggetto che ne è autore, il quale persegue i suoi fini anche a costo di danneggiare, o comunque limitare, gli interessi del prossimo.” Da Wikipedia
Il serial killer è egoista perché gratifica se stesso facendo male agli altri
M.T. non è stata egoista perché ha gratificato se stessa facendo del bene agli altri (altruismo)
Se dopo vuoi cambiare il significato delle parole è un altro discorso
Paolo´s last blog ..up to date
@Paolo
Gratificare se stessi accudendo gli ammalati non esprime lo stesso concetto della definizione che hai copincollato.
Il punto è che il fine di ogni azione è sempre, ma non unicamente, finalizzato al conseguimento dell’interesse del soggetto che ne è autore.