La principessa nella torre
C’era una volta, in una torre eretta sulla cima d’una collina, una principessa molto bella e tanto, tanto stronza.
Diciamo che questo è, più o meno, l’incipit di tante fiabe che ci hanno raccontato o che abbiamo letto; o sentito di sfuggita; o anche solo immaginato ci venissero raccontate o sognato di aver letto, a letto.
E quindi? – si chiederà qualcuno o qualcuna. Quindi il problema è che un certo Sigmund Freud ha avuto la malsana idea d’insinuare il sospetto che, forse, le fiabe sono il frutto di un processo di sedimentazione d’ancestrali, quindi collettivi, processi inconsci. In altri termini: così come il sogno è una sorta di valvola di sfogo della repressione di desideri e pulsioni inconsce, allo stesso modo la fiaba, con la propria trasfigurazione spesso fantastica ed in parte irrazionale, potrebbe rappresentare la coagulazione d’irrisolti conflitti psicologici che affliggono molti individui della nostra specie.
In pratica, un tentativo, inconscio, di psicanalisi filogenetica; oppure una richiesta d’aiuto collettiva, quasi una class action contro la crudeltà dell’esistenza – o contro Dio! – dissimulata da racconto fantastico da somministrare ai bambini, ma non senza effetti collaterali per gli adulti che si credono immuni.
Ad esempio, uno dei topos narrativi più comuni è quello della strega che abita in un bosco nel quale dei bambini devono avventurarsi. In questo caso, la paura di un luogo impervio, abitato da personaggi malvagi, indica chiaramente il processo di iniziazione che i giovani uomini devono affrontare per divenire adulti, cioè l’acquisizione della consapevolezza della caducità dell’esistenza (la strega come essere malvagio ed impietoso) e la necessità d’affrontare questa verità senza paura, a viso aperto. Infatti, chi ci riesce? Quasi nessuno.
Ecco, nel caso del topos della principessa infelice rinchiusa nella torre, ora da un orco, ora da un re grasso, pelato e scorbutico, ora da una strega con pruriginose tendenze sadomaso, io vi leggo un chiaro ed esplicito riferimento alla realtà di tante donne che stanno con uomini possessivi e qualche volta, purtroppo, anche violenti, che evidentemente non amano e che altrettanto ovviamente non riescono o non vogliono lasciare.
Alzi la mano chi conosce almeno una di queste principesse rinchiuse in torri che si chiamano, di volta in volta, paura di restare sole, paura del senso di colpa, paura di subire ritorsioni, paura della novità (o amore per l’abitudine, la routine, la sicurezza economica), paura d’amare veramente qualcuno. Oh, quanti!
Sono donne che leggono in maniera letterale e persino esagerata il topos della donna che bacia un rospo trasformandolo in un bellissimo principe. Infatti, queste donne, il rospo lo ingoiano e lo deglutiscono. Fra l’altro, nota a margine, la metamorfosi da anuro alla versione intellettuale di Rocco Siffredi è una chiara metafora di quel processo di fotoritocco mentale che molte donne applicano per stare insieme a veri e propri scorfani e scarrafoni vari, sempre nell’ottica della necessità della specie di perpetuarsi, anche se i motivi sono prima di tutto personali e culturali. Infatti, mi preme sottolineare che l’istinto di sopravvivenza è un fenomeno induttivo che dal particolare si estende al generale (dall’individuo alla specie) e non deduttivo (dalla specie all’individuo), come certi approcci evoluzionistici potrebbero indurre a ritenere.
Ad ogni modo, il problema è che queste donne reali ed odierne, contrariamente alle fiabesche principesse che non esitano ad invocare l’aiuto dell’eroe di turno, non ammettono quasi mai di essere delle infelici prigioniere. Al massimo, lo fanno capire con comportamenti ambigui ed allusioni più o meno velate.
Gli indizi ci sono tutti. Escono spesso con le amiche, cercano il contatto non solo verbale con un numero imprecisato di maschi, ammiccano, si lamentano del partner, etc etc. Di solito, non tradiscono mai, cioè non vanno quasi mai oltre quella linea di demarcazione che divide un carattere espansivo dalla chiara avance sessuale. Sono ambigue, insomma. E pericolose.
Cosa deve quindi fare l’uomo moderno, senza calzamaglia, di fronte a queste prigioniere?
La prima, fondamentale direttiva è: mai essere sinceri. Non fate mai notare che il loro comportamento denota insofferenza ed infelicità. Vi sbatterebbero la porta della torre in faccia e voi avrete perso l’occasione di salvarle. E di trombarle.
Le moderne principesse, infatti, vogliono essere salvate, ma non lo ammetteranno mai esplicitamente, questo a causa del conflitto tra vecchia e nuova moralità: quella tradizionale che le vorrebbe fedeli per l’eternità e quella consumistica che le induce a ricercare sempre il meglio, come da sempre ha fatto il maschio.
In teoria, anche la donna seleziona il partner migliore, ma è ovvio che gli errori sono abbondanti, laddove non si tratta semplicemente di figliare, bensì d’essere felici.
Occhio, quindi. Se volete fare gli eroi, fate gli amiconi e tenete sempre presente che la caduta da altezze non trascurabili è sempre possibile e troppo spesso molto probabile.





Tutto questo é il risultato di una politica di “educazione” alla occidentale, se si prendessero in considerazione le fiabe orientali, indiane o quelle africane, bisognerebbe riscrivere anche la psicanalisi. Probabilmente le classiche fiabe che conosciamo sono anche “propedeutiche” per una futura predisposizione alla psicanalisi da adulti, però svolgono un funzione rassicurativa nei confronti degli infanti. Come una carezza. Come un “andrà tutto bene”. Il problema é che prima o poi si cresce e ci si deve staccare da questi modelli. La chiave di tutto sta in come si “cresce”. Ma questo é un capitolo a parte…
p.s ottima la citazione sulle stronze!
Rassicurativa? Mah, insomma, non credo che raccontare di donne che adorano i bambini al forno sia molto rassicurante.
Ma finiscono tutte bene. Il messaggio é questo. Poi son fiabe ovvio, c’è l’orco c’è il lupo. Evvabbè mica sempre pizza e fichi…
le donne sono masochiste
come pure quelli che fanno gli amiconi.
il mondo è estremamente variegato e sfaccettato,il bello é scoprire i molteplici aspetti senza bloccarsi in alcuni stereotipi; di principesse nella torre ce n’è di molti tipi e di draghi e di principi a “liberarle”, se non sei libero vedi solo quello che vuoi vedere. cioccolata
g. quello nella torre sei tu, spolverati un pó e srotola un lenzuolo per scendere e salire e se ci prepari una tazza di the e una torta di mele sto pomeriggio veniamo a trovarti, poi se sei nella tua fase scorbutica, noi piuttosto si fa due chiacchiere con il drago che ti controlla e amici come prima cioccolata
Agli stereotipi, preferisco sicuramente i mono. Don’t worry.
la cosa bella delle fiabe attuali è che riescono a far identificare le persone in quei personaggi… ovviamente sono falsati ma è bello fantasticare un po’. parola di principessa metropolitana
Famo a fidasse…