L’impossibilità di essere normali (Norman Bates è di nuovo tra noi).
Mescolarsi tra la folla, stare lì, in piedi, come fa la gente che si ferma a discutere, oppure camminare, disinvoltamente, come fa la gente che sembra abbia una meta da raggiungere. Se sei in un fashion cafè all’aperto, alla sera, puoi prendere una bibita qualsiasi al bancone, posizionarti in un angolo poco illuminato e simulare un’aria tra il compiaciuto e l’annoiato, senza dare sospetti d’instabilità emotiva, ma solo di quella giusta stanchezza degli arti e delle spalle, in modo che chi ti guarda possa pensare che sei un po’ stanco dopo aver fatto chissà quale viaggio di piacere o di lavoro. E allora te ne puoi stare lì, ad osservare quelli che, al contrario di te, conducono una vita normale.
Normale è una parola abusata, forse stuprata, ma ha una propria dignità, guadagnata in anni d’onorato disservizio linguistico. Qualcuno, non ricordo chi, disse che da vicino nessuno è normale, suppongo a causa del fatto che ognuno di noi ha manie più o meno assurde o incomprensibili, almeno di primo acchito. Penso, ad esempio, all’avversione che certe persone mostrano per i ripiani deserti, liberi da cianfrusaglie inutili, immensi nella loro vuota vastità; ed allora me li immagino, mentre ripongono una statuina, un soprammobile, una cornice con una foto di una sconosciuta, per cercare di ricreare la scena di se stessi che se ne stanno ritti in mezzo a cornici e statue sconosciute, tuttavia riconoscibili, assimilabili a un ricordo sognato che conservano come un prezioso cimelio, ovvero la speranza di essere, un giorno, come gli altri, normali, inquadrati poiché inquadrabili in qualche accettabile categoria sociale.
Normale è una parola che non ha senso. Normale è colui che sa di non esserlo, mentre dovrebbero essere considerati anormali coloro i quali si credono tali, che si convincono di esserlo e che fanno di tutto, che sono disposti a tutto, per esserlo. Normale è la segretaria che voleva fare la cantante e che risponde “normale” a chi le chiede che lavoro faccia? Normale è allora chi ha rinunciato ai propri sogni, chi si lamenta per gli straordinari in un’azienda che, fondamentalmente, odia e maledice? Normale è chi conduce una vita programmata, fatta di giorni tutti uguali, routinari, casa, lavoro, week end dove ci si dà alla bella vita? – Ti sei divertita ieri? – Mah, normale, come al solito, dai - questo è normale? È normale rispondere normale ad una domanda che prevede come uniche risposte un semplice – o normale? – sì oppure un pesantissimo no.
Normale è mentire, mentre dovrebbe essere il contrario. In vita mia, non ho mai sentito nessuno rispondere alla domanda “come va?” con un sincero e liberatorio “ma come cazzo vuoi che vada? Lavoro sei giorni alla settimana in un posto di merda e quando vado a casa trovo una moglie che mi rompe i coglioni (oppure, la variante sono solo come un cane, non ho nemmeno voglia di farmi da mangiare e vado a letto senza lavarmi i denti) e quando mi sono addormentato è già ora che mi alzi per ritornare al lavoro… ) come cazzo vuoi che vada?”.
Normale è allora l’impossibilità di esserlo e anormale il tentativo e gli sforzi per ricacciare nell’ombra questa verità, fenomeno psico-sociale che sta assumendo, a mio modesto avviso, connotati che avrebbero incuriosito non poco Alfred Hitchcock. Se, infatti, Norman Bates era uno psicopatico traumatizzato da una madre eccessivamente possessiva che cercava la propria normalità nella tragica banalità di un motel, oggi abbiamo una diffusa sensazione di vivere una vita davvero troppo banale, con la conseguenza che moltissime persone ricercano persone psicotiche che le salvino, anche squartandole, da quell’incubo che è la loro, normalissima vita.
Cercatemi, quindi, se volete. Sono quello che vi fissa da lontano, sorseggiando un mojito, nella penombra, brindando alla vostra cinematografica salvezza.




Caro il mio piccolo genietto pazzo, tu non osservi.
C’è n’è un sacco, di pazzerelli, che si mettono all’angolo e ti guardano rabbiosi con stampato in faccia “si, sono uno sfigato di merda, e allora ? Che caxxo vuoi ? Se solo avessi le palle di venire qui, stupida bambolina, ti accorgeresti che sono un geniaccio da paura”.
Osserva meglio, ti ritroverai in buona compagnia.
strano…perchè la mia risposta preferita quando mi chiedono: “Allora? come va?”…è ..”Di merda. Vivo esattamente all’opposto di come vorrei vivere e nei ritagli di tempo faccio quello che vorrei invece fare..parlo con i gatti, al massimo con il blog e non posso neanche incazzarmi con nessuno per tutto questo se non con me stessa.Come vuoi che vada?…”…ma forse perchè lo dico con il sorriso (è una paresi in realtà) e con la faccia da culo che mi ritrovo, tutti pensano che stia scherzando. Tanto anche gli i altri fanno una vita di merda…solo che loro dicono..”Normale…!”
chica’s last blog post..Giornata faticosa..
“Definiscimi la normalità. Definiscimi l’anormalità. Norma-anormale; anomia-normale. Un paese di alici sotto il sale delle meraviglie, che sale, sale e non fa male, ma poi scende dal piedistallo di un signorotto di compagnia che la ricerca nella velina senza carta, che poi canta, ed è normale, che si svegli di sotto,o di sopra, assalto, nel cuore della notte, o nel fegato del pomeriggio, ma ad avercelo davvero il fegato di mollare tutto in ascensore, che scende, scende al piano terra di un anno zero, e allora me ne vauro, per davvero e pure a granbassi, verso il sola dell’avvenire, che tanto scavi, scavi, trovi solo il pacco ed è pure di pompei, anzi no, è di casoria, ma nel casotto, sarà pure un caso grosso così, ma almeno il nano ritrovò letizia pippando biancaneve……..”
Graffio 81’s last blog post..Ignazio Jones e rifugiati dell’arca perduta: