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Uomini che pareggiano: le origini di basette ipertricotiche (X-Men origins: Wolwerine).

jean-grey-kissing-wolverine-posters[Attenzione: se non hai ancora visto il film e non vuoi che ti vengano rivelati particolari della trama, esci immediatamente da questo post. E' Prepuzio che te lo ordina. Esci da questo post, è Prepuzio che te lo ordina.][Ripetere il mantra seicentosessantasei volte per un'exeresi completa.]

Solo una breve riflessione su quello che non è senz’altro un film memorabile, ma che si fa apprezzare per una certa tamarrosità fracassona e molesta, senza indulgere troppo nelle retorica. Devo ammettere che ero partito abbastanza prevenuto sin dal primo capitolo cinematografico de La saga degli X-Men, ma poi ho capito che, al di là dell’aspetto ridicolo legato alla totale ascientificità soprattutto di alcuni poteri, c’era la sempre rispettabile difesa della diversità come valore aggiunto e non come minaccia da combattere per la preservazione di presunti ed intoccabili valori morali della società perbenista e nazifascista.

X-Men le origini: Wolwerine narra quindi le origini del personaggio con le lame affilate che gli escono tra le nocche delle mani. Sì, insomma, Le origini di Wolwerine, scommetto che non l’avreste mai detto. Comunque, l’aspetto che più mi ha colpito del film è l’inganno d’amore. In pratica, dopo aver lasciato un gruppo paramilitare di paraculi superdotati, guidati da un militare senza scrupoli, Wolwerine si ritira sulle montagne canadesi in una casetta molto isolata, ma in compagnia di una bella figliola che non ci viene spiegato come ne sia giunto in possesso. La vita scorre finalmente tranquilla per il nostro amico basettone. L’amore lo rende felice e gli fa anche sopportare un lavoro non certo di tutto riposo come quello del taglia boschi. Ma, naturalmente, arriva l’elemento destabilizzante, prima sotto forma del colonnello Striker che cerca di avvisarlo dell’imminente arrivo del suo cattivissimo fratello, quindi con la comparsa dello stesso e l’uccisione della compagna, sembrerebbe per vendetta trasversale, poiché la fuga di Wolwerine era stata interpretata come un tradimento.

Perdendo la propria amata, il supereroe s’incazza di brutto ed è animato solo dal desiderio di vendetta, ma, per farla breve, alla fine gli viene rivelato che la bella figheira con cui si era intrattenuto non era altro che un’attrice ingaggiata da Striker per tenerlo sotto controllo. Ed è questo l’elemento che mi colpisce: il topos narrativo della donna ingannatrice in grado di fingere sentimenti ed emozioni.

Di fronte a questa rivelazione, il nerboruto e cazzutissimo Wolwerine viene messo letteralmente in ginocchio. Da una parte, infatti, abbiamo il dissolvimento di quel campo di benessere stordente che è l’amore, dall’altra quella vaga sensazione di essere stati presi leggermente per il culo. Ma come ogni uomo coi coglioni che si rispetti, Wolwerine incolpa soprattutto se stesso, per l’ingenuità e per non aver dato retta al proprio istinto, trincerandosi dietro un risentimento più orgoglioso che vittimistico.

Poi, però, sovviene il dubbio, perché una parte di lui non riesce ad accettare che potesse essere davvero tutto finto. Dubbio alimentato anche dalla lacrima che vede solcare il viso di lei. Infatti, poi si scoprirà che anche la bella maestrina era stata ricattata da Striker che ne aveva imprigionato la sorella, anch’ella mutante.

Sono insomma presenti tutti gli elementi dell’amore tragico, come sempre è un grande amore. La grande passione, il fidarsi ciecamente di una persona dopo anni di ritrosia e di sospetti che hanno indurito la personalità dei protagonisti; la fase di benessere, l’abbandono della corazza sentimentale, quindi il tradimento e la mortale ferita inflitta, ma con il sospetto che ci sia sempre una spiegazione alternativa, vuoi per non accettare di essere stati abbindolati, vuoi perché effettivamente i sentimenti non procedono in modo lineare e non sono sempre spiegabili in termini razionali, almeno non con la rabbia in corpo.

Ma, almeno, a Wolverine è stato concesso dimenticare la finzione, nella finzione.

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  1. adeline
    May 2nd, 2009 at 05:48 | #1

    Mettiamola così,

    Wolverine è strafigo,anche con i basettoni,si presta quindi ad assumere il ruolo di uomo(oddio uomo…”oggetto”.

    Buon fine settimana. :pig2:

  2. admin
    May 2nd, 2009 at 08:37 | #2

    Si presta contro la propria volontà, come al solito.

    Frazie e buon we anche a te.

  3. October 1st, 2009 at 11:09 | #3

    uah! E io che aspettavo i post dell’altro blog perchè pensavo fossero più ‘tuoi’, quando in realtà non dovevo fare altro che soffermarmi un po’ di più su questi.

    Mi dispiace, che altro dire?

    Il sospetto della spiegazione alternativa non è altro che la speranza, a volte inutile, altre no: esistono ancora Persone degne di essere chiamate tali, e la speranza aiuta a lasciare la porta aperta in caso le incontrassimo. Si lo so: idealista, mondo dei sogni, blabla. Che ci vuoi fare, ho bisogno di crederci.

  4. admin
    October 1st, 2009 at 11:21 | #4

    Tutti ne abbiamo bisogno, anche quelli che pensano di non averne bisogno. Forse soprattutto quest’ultimi.

  5. Pepes
    February 11th, 2010 at 23:46 | #5

    Mi piaci quando cedi dovresti fumare una canna e poi scrivere un post, per vedere cosa ne viene fuori

  6. admin
    February 12th, 2010 at 00:00 | #6

    @Pepes
    Intanto, rileggendo il post, ho trovato un bell’errorazzo del cazzo… “capito cinematografico”…

  7. Pepes
    February 12th, 2010 at 07:29 | #7

    Ce n’è un altro qua “prima dotto forma del colonnello Striker”.

    Hai visto Leon ieri? Capisci perchè ti dicevo del cane?

  8. admin
    February 12th, 2010 at 08:23 | #8

    @Pepes
    No, ho visto “Scusa ma ti chiamo amore” Solo un pezzo, ma sufficiente per farci una recesioncina

    (grazie per la segnalazione)

  9. Pepes
    February 12th, 2010 at 09:08 | #9

    e poi hai pure il coraggio di driblare i miei filmoni

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