Minzione d’onore per Augusto Minzolini
Ora, è chiaro che questo post non sposterà, d’una punteggiatura qualsiasi, l’opinione pubica di qualsivoglia protozoo cigliato che abbia acquisito la capacità di mimetizzarsi, con tanto di borsello ed autoradio sub-ascellare, da italico cittadino incensurato con conseguente diritto di peto sulle questioni politiche nostrane, per cui prendete il tutto con le chele wi-fi di cui, voi artropodi sottoscritti ad una linea asimmetrica digitale, siete sicuramente superdotati.
La questione è nota ai più ed anche ai meno, mentre su per e diviso non ho dati sufficienti in mio possesso. Augusto Minzolini, neo direttore (nel senso che è in realtà un nevo di Vespa asportato e fatto crescere in vitro nei laboratori segreti che si estendono per migliaia di chilometri sotto le poltrone dello studio di Porta a Porta) del Tg1, dopo essere stato accusato di favoritismi nei confronti di Silvio Berlusconi, ha sparato un’importante bordata difensiva. Ecco il testo sbobinato per mia solo comodità:
“Ad urne chiuse, voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche, ha assunto una posizione prudente sull’ultimo gossip, sull’ultimo pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli e [o?] Villa Certosa. Il motivo è semplice. Dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali, non c’è ancora una notizia certa, né tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori. Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchiericci si trasformino in notizie da prima pagina, nella realtà virtuale dei media, o per strumentalizzazioni politiche o, piuttosto, per interessi economici. E’ accaduto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il Presidente del Consiglio di allora, Romano Prodi, strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. E’ accaduto più volte in queste settimane in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo. Abbiamo visto addirittura certi celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola. Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico. Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran e alla vigilia del G8 sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale, solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco. Questa è la linea editoriale del TG1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dalla primo giorno e che continuerò a garantirvi.”
Uff, che faticaccia. Dunque, vediamo di vivisezionare questo fulgido esempio di schifosa e ripugnante malafede camuffata da discorso logico e di buon senso.
“Ad urne chiuse, voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche, ha assunto una posizione prudente sull’ultimo gossip, sull’ultimo pettegolezzo del momento”
Ad urne chiuse o ad urne aperte, il lavoro del giornalista è quello di informare, quindi dovrei dedurre che l’espressione indichi un senso di rispetto per la par condicio, cioè una forma di correttezza nei confronti di tutti gli sfidanti che concorrono nelle pubbliche elezioni. Se fosse così, sarebbe una scelta condivisibile, ma sappiamo tutti benissimo come la campagna elettorale non finisca mai e che quel periodo di pari condizioni stabilito per legge è, in realtà, una farsa. Quindi Minzolini cosa fa? Si mostra, a parole, rispettoso di tutti gli schieramenti e strumentalizza la legge sulla par condicio per rinnegare il diritto all’informazione del cittadino. Perché, nella fattispecie, si tratta solo di qualche puttana aviotrasportata, ma se si fosse trattato di qualcosa di più grave? Avrebbe operato la stessa, prudentissima scelta?
Ecco quindi la risposta a questa prima, logica obiezione:
“le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli e [o?] Villa Certosa. Il motivo è semplice. Dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali, non c’è ancora una notizia certa, né tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori.”
Allusioni? Veramente sono uscite parecchie foto che solo qualche quotidiano estero ha osato pubblicare, giacché in Italia sono state sequestrate. Quelle foto potrebbero anche essere dei fotomontaggi, chiaro, ma allora si tratterebbe di diffamazione a mezzo stampa, la quale, però, per essere provata, implicherebbe l’acquisizione di tali foto ed una perizia che ne dimostrasse la falsità. Insomma, forse non saranno delle prove schiaccianti della tendenza suinicola del premier, ma le foto sono uscite su El pais e, sinceramente, reputarle delle semplici allusioni mi sembra un po’ troppo prudente. Perché, ad esempio, un’allusione, a caso, è la seguente: “Mio marito frequenta minorenni.” In questo piccolo enunciato, infatti, il predicato verbale è allusivo, soprattutto in virtù del fatto che il predicato nominale esplicita che l’aggettivo “minorenni” non è riferito ai figli. C’è quindi una bella differenza tra un’allusione ed una foto che ha fatto il giro del mondo.
Quanto ai testimoni più o meno attendibili, che avrebbero fatto rivelazioni più o meno veritiere, basta un episodio per definire una persona poco attendibile? Ad esempio, un ladro può essere definito non attendibile qualora si trovasse ad essere testimone di un omicidio? Se sì, cioè se un solo episodio di immoralità basta per spazzare via la capacità di discernimento di una persona, basterebbe dimostrare in maniera certa e documentata che una persona ha mentito, anche una sola volta, per dichiararlo un bugiardo incallito o, comunque, una persona sulle cui dichiarazioni non si può fare assolutamente alcun affidamento? Per me non è così, ma siccome per Minzolini ed altri (tipo Maurizio Belpietro), se una persona ha avuto precedenti penali, allora quello che costui dichiara, riguardo alle telefonate della propria fidanzata nemmeno diciottenne, quindi minorenne, con un uomo piuttosto anziano e piuttosto potente, non ha rilevanza politica, né tantomeno giuridica, allora facciamo questo giochetto. Dimostriamo che Berlusconi ha mentito almeno una volta e poi dichiariamolo non attendibile riguardo a tutte le questioni che lo riguardano come Presidente del Consiglio. Berlusconi, così, a memoria, ha mentito almeno su una questione non del tutto irrilevante: la propria iscrizione alla P2. Fra l’altro, dovrebbe destare sospetti il fatto che, come riportato nella pagina linkata, il governo Berlusconi, nel marzo del 2006, ha cambiato proprio un articolo del codice penale che riguardava il reato di eversione ai danni dello Stato. Ma è chiaramente impossibile dimostrare in maniera inconfutabile sia che la P2 fosse un’associazione con fini eversivi, anche se esistono documenti e sentenze al riguardo, sia che il tutto non sia stata una montatura della sinistra finalizzata ad infangare la fedina del loro futuro avversario politico. Si può credere quindi a tutto, anche che le foto ed i video che ritraggono il premier mentre indossa scarpe con vistosi tacchi siano dei fotomontaggi e che, invece, le sue smentite e le sue stime sulla propria altezza siano del tutto veritiere. Dovete in pratica decidere se vi fidate più di Striscia la notizia, della magistratura o di Silvio Berlusconi, sia riguardo alla P2, sia riguardo ai tacchi.
Proseguendo con la vivisezione, dopo “testimoni più o meno attendibili” viene “rancori personali”. L’intento è chiaro: promuovere l’idea che l’invidia ed il rancore degli sconfitti siano all’origine dei pettegolezzi. Tattica che spesso ha funzionato, perché è nel pensiero comune che una persona umiliata (la moglie) o sconfitta (tutti gli sconfitti della sinistra) debba in qualche modo cercare di vendicarsi con ogni mezzo a sua disposizione. Tuttavia, mentre Minzolini è disposto ad essere prudente, anzi, prudentissimo nel non mostrare alcune foto non molto decorose che potrebbero minare la credibilità del premier, lo stesso prudentissimo direttore non ha alcuna remora nel gettare ombre di disonestà e di slealtà su tutti quelli che non si schierano dalla parte di Berlusconi. Perché di questo si tratta. Se citi i rancori personali come causa del gossip, significa che hai già dato il tuo giudizio sulle persone che tale gossip avrebbero alimentato, cioè dei rancorosi incapaci di incassare una sconfitta ed una moglie altrettanto inetta a subire, nella migliore delle ipotesi, le continue battute a sfondo sessuale del premier. Tirando in ballo i rancori personali, Minzolini cerca di stroncare ogni possibilità di giudizio sul merito della questione, spostando l’attenzione dal fenomeno (le foto, le testimonianze) alle presunte cause dello stesso (fotografi e testimoni pagati dalla sinistra), un po’ come se, per descrivere l’entità di un temporale, ci si mettesse a disquisire sulla natura dispettosa delle nuvole.
“Dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali, non c’è ancora una notizia certa, né tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori.”
Dopo i testimoni e i rancori, viene l’enunciato “non c’è ancora una notizia certa”. Frase molto forte che fa senza dubbio presa sull’opinione pubblica, giacché è evidente che di certo non c’è davvero nulla, quindi, quando lo spettatore ha sentito pronunciare questa frase, deve aver pensato: “Cazzo, è vero, cosa c’è di certo?” Beh, chiaramente, la certezza assoluta non esiste, ma esistono i fatti. E le foto e le testimonianze, sono dei fatti, da verificare, ma pur sempre dei fatti e bastava darne notizia in maniera del tutto neutrale, lasciando decidere allo spettatore quanto fossero politicamente rilevanti tali pettegolezzi. D’altra parte, nessuno si aspettava che il TG1 aprisse con la notizia “Berlusconi è un puttaniere imperiale. Ecco tutte le foto delle orge e dei voli organizzati con gli aerei di Stato per renderle pantagrueliche.” No, nessuno si aspettava questo, anche se, magari, se nell’occhio del ciclone fosse finito Romano Prodi, non credo avrebbero avuto tante remore nel mostrare tutto il materiale a disposizione. Anche qui, manca la controprova ed è quindi compito del telespettatore decidere da che parte pende l’ago della bilancia.
Interessante è poi leggere cosa pensava Minzolini nel 1994 del privato dei politici:
Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico. [fonte]
Proseguendo, abbiamo: “Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchiericci si trasformino in notizie da prima pagina, nella realtà virtuale dei media, o per strumentalizzazioni politiche o, piuttosto, per interessi economici.”
Intanto, da semplici ipotesi investigative possono saltare fuori grandi inchieste giudiziarie. Infatti, un caso che all’inizio sembra banale può condurre a qualcosa di più succulento, cioè, in pratica, mi sembra in questo caso doverosamente prudente stabilire che la portata e gli esiti di un’inchiesta o di un’ipotesi investigativa non sono verificabili a priori.
Quanto ai chiacchiericci, qui non si sta discutendo di una persona qualsiasi, ma di un primo ministro con grandi responsabilità nella guida di un paese, ragione per cui, se in una sua residenza privata entrano ed escono persone senza alcun controllo e si organizzano, come sembra, festicciole licenziose e piuttosto movimentate, i chiacchiericci diventano lecite e doverose domande sulla natura di tali feste e sulla moralità delle persone che vi partecipano. E quando scrivo moralità, intendo che, in quanto rappresentante di una nazione, un Presidente del Consiglio non può incontrare qualsiasi tipo di persona nelle modalità che più gli aggradano.
Ma tale trasformazione, da chiacchiericcio a notizia da prima pagina, per Minzolini ha una ed una sola causa: l’interesse economico e politico della sinistra. Anche in questo caso, il direttore ha buon gioco nell’evitare di entrare nel merito sottolineando che, quando sotto c’è un interesse, la malafede è sempre da tenere come primo (e prudente) grado di giudizio, dimenticando, forse, che la stessa accusa potrebbe essere rivolta a lui nel momento in cui difende il proprio promotore alla direzione del Tg1 (la nomina è del Consiglio di Amministrazione della Rai, ma sappiamo tutti che il CDA è un strumento nelle mani della maggioranza di governo). Che dietro ai gossip ci siano grossi interessi è fuor di dubbio, ma allora Veronica Lario non avrebbe dovuto chiedere il divorzio in quanto in molti avrebbero pensato che l’unico suo interesse era quello di strappare soldi e proprietà immobiliari al marito? Se così fosse, cioè se ogni richiesta di divorzio fosse motivata dalla sola ripicca economica, allora sarebbe da rivedere la legislazione in merito, mentre è invece logicamente accettato da tutti gli uomini e da tutte le donne di buon senso che il vero interesse non è stabilibile a priori, mentre per Minzolini lo è nel caso dei pettegolezzi, sicuramente frutto di un interesse politico ed economico della sinistra, trascurando la possibilità che tale interesse invece sia di tutti gli italiani, i quali, fino a prova contraria, hanno tutti gli interessi immaginabili a sapere tutta la verità su chi li governa.
Ecco, accade che, secondo Minzolini, “semplici ipotesi investigative e chiacchiericci si trasformino in notizie da prima pagina, nella realtà virtuale dei media”. Allora, uff, che siano da prima, da seconda o da terza pagina dipende dalla rilevanza che si vuol dare ai fatti, ma in una pagina, i fatti dovrebbero essere sempre inseriti, soprattutto se sono stati motivo di “chiacchiericcio internazionale”. Poi, quando Minzolini tira in ballo la realtà virtuale, cerca di gettare altro fumo negli occhi usando il termine tipico dell’informatica come sinonimo di “falsificabile, fittizio, non verificabile”. Cioè, in pratica, internet, il media attraverso cui ci sono giunte le foto incriminate. Minzolini usa ancora una volta un trucchetto semantico, trascurando il fatto che anche la televisione è un media virtuale, quindi falsificabile a piacere. Con un montaggio e con un doppiaggio ben eseguiti, posso far dire e fare quello che voglio ad un personaggio di cui voglio, magari, distruggere la credibilità. Oppure, posso tagliare pezzi di un discorso che sono stati fischiati da una platea e servire così le immagini di un successo totale che non c’è mai stato. In definitiva, Minzolini pecca ancora di malafede, sottolineando solo l’aspetto negativo del media e non quello positivo, cioè che quelle foto hanno fatto il giro del mondo e solo noi italiani dotati di connessione ad internet le abbiamo potute vedere e giudicare. E comunque, se abbiamo potuto farci un’idea come cittadini dotati di raziocinio e non come un popolo da proteggere da chissà quale influenza nefasta, non è stato di certo grazie a lui ed alla sua, ormai proverbiale, prudenza.
“E’ accaduto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il Presidente del Consiglio di allora, Romano Prodi, strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. E’ accaduto più volte in queste settimane in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo.”
Qui la contraddizione è palese. Come fa ad essere improvviso, il moralismo, quando lui stesso paragona due casi distanti nel tempo ben due anni? Cos’è, la biennale del moralismo ad intermittenza o forse solo il fatto che il premier, così come il collaboratore dell’allora Presidente del Consiglio, sono personaggi pubblici con incarichi di grande responsabilità, quindi suscitano, come normale, un diverso grado di indignazione? Tuttavia, è anche vero che il garante della privacy vietò la pubblicazione delle foto, ma lo stesso Sircana diede il consenso a pubblicarle per fugare ogni dubbio, contrariamente a quanto sta accadendo oggi, sul versante opposto, il che la dice lunga sul livello di onestà intellettuale dei personaggi citati.
“Abbiamo visto addirittura certi celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola.”
Questa è bella. Coloro che fanno i moralisti ai danni del premier, vengono equiparati ai preti di cui sono stati aspri contestatori, per evidenziarne la contraddizione, quindi la malafede. Se, infatti, per fare la morale a Silvio, un mangiaprete si mette dalla parte in cui, per puro caso o per scelta, ci sono anche degli ecclesiastici, allora le sue critiche non valgono nulla, in virtù del fatto che un comportamento contraddittorio è indice di inaffidabilità e, come scritto, malafede. Gente disposta a rinnegare le proprie convinzioni pur di cavalcare la polemica. Ma, ancora una volta, si trascura il fatto che una persona molto critica verso il mondo cattolico (un mangiapreti comunista) può magari trovarsi d’accordo con un esponente di tale fazione nel momento in cui risulta evidente un aspetto condiviso e condivisibile, al di là del credo religioso o della fede politica, cioè che un Presidente del Consiglio dovrebbe essere persona seria e poco incline all’adulterio, ad esempio. Ma non tanto quanto precetto religioso o peccato, bensì perché mostrare mancanza di rispetto per la moglie non si traduce in prestigio ed onorabilità a livello nazionale ed internazionale, soprattutto se il Presidente si è sempre speso per dare di sé l’immagine del buon padre di famiglia. Anche perché un mangiapreti critica i preti soprattutto quando sono colpevoli di reati quali la pedofilia o il mancato rispetto del voto di castità, quindi per le stesse ragioni per cui critica Silvio Berlusconi. Questa io la chiamo coerenza e di certo non un improvviso cambio di casacca a partita iniziata.
“Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico.”
Ogni informazione può essere strumentalizzata. Quello che è fondamentale è il fine per il quale tale strumento viene utilizzato. Esempio banale: se il Tg1 mi fornisce la notizia che sono stati messi in commercio dei sacchi di pellet radioattivi, io che ho una stufa a pellet posso strumentalizzare (a mio favore) tale informazione sia per non incorrere in problemi quali mutazioni, irritazioni o peggio, sia chiedendomi come mai proprio quella marca e non un’altra sia stata vittima di tale campagna denigratoria, andando magari ad investigare sugli interessi economici che stanno dietro a quello che appare come un processo mediatico senza contraddittorio.
Chiaramente, ci si deve fidare di chi si è preso la responsabilità di dare la notizia e, sicuramente, il caso citato non è il migliore che avrei potuto scegliere, mentre se pensiamo a come la tanto temuta influenza aviaria ha rovinato, grazie all’ampio credito concesso da giornali e telegiornali a quelle che erano nulla più che “ipotesi investigative” di tipo sanitario rivelatesi dannosamente allarmistiche, mettendo, di fatto, sul lastrico moltissime aziende del settore avicolo e bruciando migliaia di posti di lavoro, ci possiamo rendere conto di come sia davvero ipocrita tirare in ballo i processi mediatici e le strumentalizzazioni. Naturalmente, Minzolini potrebbe sempre replicare che, come direttore, non si è mai macchiato di un crimine del genere e che non è quindi corretto attribuire a lui quello che è un vizio dei media in generale, cioè la ricerca dello scandalo ed il ricorso all’allarmismo sensazionalista. Tuttavia, non è sufficiente che il direttore dichiari che il servizio pubblico non dovrebbe mai fare processi mediatici, né strumentalizzare i fatti, per togliere il sospetto che Minzolini ignori che non è tanto la strumentalizzazione in sé ad essere cattiva, quanto, piuttosto, il fatto che egli stesso strumentalizza il termine per evitare di mostrare delle foto che lui ha già giudicato come irrilevanti e non degne di considerazione. Io questa la chiamo censura strumentale finalizzata alla protezione del premier da un processo mediatico che lo vedrebbe in forte difficoltà.
“Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran e alla vigilia del G8 sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale, solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco.”
Che vi siano notizie più importanti, è possibile e probabile, ma nessuno chiedeva a Minzolini di dedicare intere edizioni ai voli di Stato usati per trasportare ballerine, cantanti e saltimbanchi. Bastavano pochi minuti sottratti ai soliti servizi “leggeri” che, di solito, chiudono oramai anche il serissimo Tg1, ricordando che non si tratta dell’ultimo fidanzato di Belen Rodriguez, bensì di foto che riguardano il Presidente del Consiglio, cioè di una persona che dovrebbe essere il massimo della trasparenza e dell’onestà. E poi, davvero Minzolini ci vuol far credere che tutte le notizie trasmesse dal Tg1 erano più importanti delle foto delle feste presidenziali?
Quanto al fatto che, dando credito alle polemiche sul gossip nazionale, il Tg1 avrebbe scimmiottato qualche quotidiano o rotocalco, Minzolini ignora o tralascia il fatto che le foto e le indiscrezioni hanno girato tutto il mondo, con commenti e sottolineature ironiche non del tutto lusinghiere, un po’ come accadde per il caso Clinton-Lewinsky.
“Questa è la linea editoriale del TG1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dalla primo giorno e che continuerò a garantirvi.”
E questa, dopo aver esaminato l’anatomia del testo in oggetto, è la mia diagnosi: il paziente Augusto Minzolini soffre di stranguria giornalistica (caratterizzata da difficoltà e dolore durante la minzione dei fatti di cronaca) finalizzata all’occultamento coordinato e continuativo della verità sotto forma di astuti e ben suggeriti calcoli renali. Per tali indiscussi meriti, è per me un onore attribuire al direttore del Tg1 la minzione d’onore per la linea editoriale più schifosamente prudente che il mio meato urinario ricordi.




Mah. Mah.
Io sono sempre più convinta che Mr. B. sia malato e che i giornalisti lo seguano a poca distanza.
Ma invece di parlare della crisi (ho postato ieri una notizia di un artigiano che ha messo in vendita un rene) questi si perdono sulle troiette ? :culo:
Ora, io capisco che parliamo del PresdelCons, ma vogliamo essere un po’ più seri ? :nonono:
Un po’, caxxo, un pochettino.
…non ce l’ho fatta a leggerlo tutto, perchè, parafrasando ciò che disse Linda Lovelace a John Holmes…. “è troppo lungo…”
Non ti credere che abbia resistito a leggere fino in fondo, nonostante te, ma propongo il mio primo pensiero che vorrebbe seguire la logica minozliniana:
a urne aperte, non è dunque sconvenevole dare la notizia della morte del cantante pop già che ancora non sono chiare le cause, il colore della pelle, la religione, e altri particolari dell’evento supposto?
c’è chi dice che sia una boutade. forse la stampa comunista USA!!!
Saamaya’s last blog post.."troppo istruita, troppo forte, troppo riuscita, troppo testarda e fuori controllo"
Forse la tua dote migliore è la circoncisione, sicuramente non lo è la concisione.
:D
Dopo aver letto TUTTO
quoto il titolo che hai dato su okno
@I love Prepuzio
La malattia di cui scrivi si chiama dittatura morbida o gommosa.
@GoDoG
Come recita il proverbio, lunghezza mezza bellezza.
@Saamaya
La prudenza non è mai troppa. Attendo il giorno in cui Studio Aperto smetterà persino di dare le allusioni ed i chiacchiericci del meteo.
@Paolo
Il titolo su okno conteneva due marchiani errori di battitura. Non è quindi bello ridere delle disgrazie altrui.
Si sente sulla scena la mancanza di un blogger di sinistra che, deposti i fin troppo inflazionati pezzi brevi, per forza divertenti, larassate, spinozate, cazzate, ecc., si dedichi alla stesura di immani wall of text di approfondimento decifrabili e capaci di emozionare le folle. Chi avrà la preparazione culturale, l’ampiezza di vedute, l’abnegazione, la voglia, la continuità, il carisma e il tempo libero per colmare questo vuoto farà sfracelli, secondo me.
yngnrjnwrrnrynwr’s last blog post..Basta post sulla morte di Michael Jackson, vi prego
Beh, mi trovi d’accordo. Ma ci hanno riempito la testa con il mantra delle dimensioni che non contano.
Io non so se farò sfracelli, mentre ammetto che un post del genere, cavilloso e pesantissimo, alla fine, mi dà molta più soddisfazione di una larassata qualsiasi. E per ora mi basta.
Per me si parla e si scrive già troppo. Ad ogni fiume di parole se ne contrappone un altro, e alla fine tutti hanno ragione e nessuno torto. Si sono persi di vista i punti fermi della civiltà, della moralità e dell’onestà.
Se uno è un puttaniere resta un puttaniere anche se viene definito “utilizzatore finale”, se uno è un servo del potere non è difficile da classificare; che bisogno c’è di scrivere un libro per convincere qualcuno di questo?
Così facendo non si offre la possibilità di aprire una discussione infinita a discapito della chiarezza?
Ormai tutto è grigio e discutibile, nessuna certezza e caos totale: alibi per poter dire ” ma chissà chi ha ragione” .
Pochi hanno la voglia, il tempo e le capacità di seguire i dettagli e le sfumature di una vicenda e alla fine resta impressa nella mente solo la battuta o la parola ad effetto.
La parola “ciarpame” detta dalla moglie di Berlusconi ha scosso più persone di quanto hanno fatto tutte le polemiche successive.
Non credo le folle, forse qualche intellettuale. Alle folle interessa la figa e il grande fratello
Concordo, esimi signori.
E vorrei coniare una massima giust’appunto per l’occasione:
“abbasso le vignette, viva la parola”
Dimenticavo … :culo:
Come in tutte le cose, la giusta misura e la qualità fanno la differenza. A volte una bella vignetta è preferibile ad un lunghissimo e noiosissimo articolo, mentre in altre circostanze la disamina dettagliata è necessaria, soprattutto quando una vignetta con una battuta può essere troppo semplificatoria.
@Paolo
Concordo sul connubio figa-folle (o folle-figa), ma non sul fatto che era meglio quando era o bianco o nero. Capisco che tutto questo grigiore possa disorientare, tuttavia sono fermamente convinto che l’unica via sia quella di sforzarsi di vedere le sfumature, se non si vuole ritornare al manicheismo oligarchico.
C’è chi fa ridere e chi fa riflettere.
Questa è la differenza.
Anche una vignetta può far riflettere.
Certamente, ma non è questo il “suo” intento.
@I love Prepuzio
Mavalà Mavalà Mavalà Mavalà Mavalà Mavalà (cit.)
Appena domani ho tempo PROMETTO che lo leggo tutto.
Intanto guarda il mio, è più corto! :D
Drugo’s last blog post..Minzionare sul Tg1
Caro Prep,
capisco il tuo intento filologico e apprezzo lo sforzo cerebroinguinale, ma nel caso in questione, e senza scomodare insigni luminari come freud o young, posso senza tema di essere smentito che non di minzione si tratta ma di fase anale conclamata. Insomma per “farla” chiara Minzolini è una cagata. :culo:
La genesi di Minzolini
Opzione consigliata ai no TAV, e se non bastano i bambini,fateglielo fare alle donne…….!
Proviamo anche questa…….!