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Il cucciolo nel Centro di Permanenza Temporanea (CPT).

gabbia-dorata-virgoNella vetrina, quel cucciolo sembrava starci proprio bene. Sorrideva e saltellava con la lingua penzolante ed anche quando graffiava il vetro lo faceva con la gioia di chi vorrebbe abbracciarti e leccarti da capo a piedi, senza peraltro rimanere avvilito dall’ingannevole trasparenza dell’ostacolo. Era come se ci fosse abituato e bastava tamburellare sul vetro per riempire di nuovo entusiasmo i suoi grandi occhi neri. Ciò nonostante, anche solo un rumore che non aveva mai udito o la vista di qualcosa che non comprendeva lo impaurivano e lo facevano tremare come una foglia, il che ispirava, indubbiamente, una certa tenerezza nei potenziali acquirenti.

Tuttavia, nonostante i meccanismi del marketing funzionassero alla perfezione, il padre non aveva intenzione di cedere ai desideri del figlio. Non era infatti trascorso nemmeno un anno da quando l’animale domestico precedente era fuggito finendo sotto una macchina, ma il fatto che, in qualche modo, anche a lui mancasse la spesso non richiesta tenerezza di quello che era diventato, a tutti gli effetti e anche a tutti gli affetti, un membro della famiglia, lo aveva indotto a fermarsi ad ammirare il contenuto di quel microcosmo economicamente accessibile.

E quando il figlio gli aveva chiesto, dimostrando ormai di essere consapevole della propria natura di animale evolutosi da organismi più semplici, ma non per questo meno complessi, come mai il cucciolo presentasse evidenti sintomi di temperamento ipersensibile, nonché di un aspetto chiaramente modificato dalla cattività, come la mancanza di una folta peluria tipica invece della fauna selvaggia e di una dentatura debole, con mascelle poco sviluppate, il padre aveva risposto che, sì, al contrario di un essere plasmato dalla severa e solo apparente crudeltà della natura, un animale, allevato per assecondare le necessità di un essere spesso non sufficientemente cosciente dei motivi che lo spingono alla soddisfazione delle proprie pulsioni inconsce, finisce per assumere i connotati ed i difetti dell’allevatore.

Aveva poi aggiunto, non senza un pizzico di compiacimento nel poter finalmente affrontare discorsi da adulto col proprio agnato, che, ovviamente, quando un animale viene allevato e nutrito, questi finisce per perdere tutti quei caratteri somatici che sono invece necessari agli animali selvaggi, mentre meno immediata era la trasformazione del carattere da emotivo a iper-emotivo. Il padre fu quindi costretto a ricorrere alla seguente metafora inversa:

“Vedi, figlio mio, anche noi un tempo eravamo come quel cucciolo. Ci bastava poco per essere felici, ma, allo stesso tempo, avevamo paura di ogni fenomeno che non comprendevamo. Così, in maniera inconscia, inventammo una spiegazione: un creatore che non perdeva occasione di metterci alla prova, per renderci più forti, con fenomeni come fulmini e tuoni, ma che ci aveva anche donato una specie di vetrina come questa, in cui era abbastanza semplice procurarsi gli elementi necessari al sostentamento. Ecco, adesso immagina che, un giorno, tale creatore si sia realmente presentato ai nostri avi e che, tra lo stupore generale, abbia ammesso il proprio errore, cioè quello di averci creato per soddisfare un proprio bisogno, ovvero quello di avere un animale da compagnia con cui giocare e divertirsi, finendo per trasmetterci i suoi difetti, quali, appunto, la necessità di un contatto con qualcosa che sembrasse provare emozioni e che dimostrasse d’apprezzare gesti d’affetto come carezze e attività apparentemente insignificanti, come correre appresso ad una sfera di gomma. Immagina che questa rivelazione abbia prodotto una grande discussione sulla natura della vetrina in cui eravamo stati riposti e sul significato della nostra fragilità, sia fisica che caratteriale. Non credi ci sarebbe stata un’evoluzione?”

Il bambino rispose chiaramente di sì, stupendo ancora una volta il padre con una risposta che lo lasciò a bocche aperte.

“Allora, papà, perché continuiamo a tenere gli uomini in vetrina? Significa che non abbiamo imparato niente?”

Il padre, commosso, con il cavo orale adibito alla produzione di fonemi strutturati in una lingua comprensibile dalla totalità del pianeta Todog, così rispose: “Hai ragione, non abbiamo imparato niente. Abbiamo creato gli uomini a nostra immagine e somiglianza, ma non abbiamo capito perché lo abbiamo fatto. C’è chi dice perché, migliaia di anni fa, avevamo bisogno di schiavi, per estrarre minerali necessari per la vita su Todog, in un lontano pianeta chiamato Terra, ma nessuno mi ha mai spiegato perché non abbiamo semplicemente creato dei robot, visto che ne avevamo la tecnologia e le possibilità. Qualcuno dice che gli esperimenti condotti sui primati che abitavano quel pianeta erano necessari per far avanzare la scienza e permettere la cura di malattie terribili come il cancro che affliggeva i nostri avi, ma io credo che si sarebbe potuto fare altrettanto bene coi computer, come facciamo oggi. Altri, ancora, credono che fosse un nostro preciso dovere, quello di donare una forma di vita potenzialmente consapevole ed intelligente quanto lo siamo noi ad un pianeta che ne era privo, ma costoro mi dovrebbero spiegare se ne sia valsa la pena, visto che l’uomo ha finito per distruggere forse il più bel pianeta che sia mai esistito. Invece, io credo che noi abbiamo creato l’uomo per farci compagnia e, purtroppo, anche per torturarlo sfogando su di lui i nostri peggiori istinti. Non abbiamo imparato niente e continuiamo a far sopravvivere, in vetrine come questa e nelle nostre case, le nostre paure più profonde, pensando di poterle confinare per sempre all’interno dei mondi illusori che vi creiamo attorno, non capendo la sofferenza generata da tale cattività. Per questo Fido è scappato. Io non ho detto niente, ma era un po’ che lo vedevo strano. Non era più affettuoso come prima. Era diventato sarcastico, irrequieto. Non giocava più come un tempo e quando tornavo dal lavoro non mi correva più incontro per abbracciarmi. Perfino il giornale lo raccoglieva malvolentieri.”

Il figlio capì che Fido, in fondo, non era stato felice come spesso gli era sembrato e allora si mise a guardare il cucciolo di uomo nella vetrina, intuendo che la sua era solo finzione, uno spot per poter essere magari trasferito in una gabbia più grande, nella speranza di essere un giorno libero di non dover scodinzolare per far felice il proprio padrone e per ricevere una ciotola di crocchette.

“Ma allora, papà, perché la gente continua a pregare ed andare in chiesa? Non è forse la stessa cosa? Preghiamo Dio per essere salvati e perdonati per un peccato che non abbiamo commesso, mentre è chiaro che Lui non ci salverà mai, perché siamo il suo animale da compagnia e non può privarsene.”

“Shshshsh, taci. E cammina, fai finta di niente e cammina senza voltarti.”

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  1. July 2nd, 2009 at 21:45 | #1

    Lo dicevo io che neanche il cane muove la coda per niente

    Un inganno generalizzato per coprire le nostre paure.
    Bel post. ciao

  2. admin
    July 2nd, 2009 at 21:50 | #2

    Un inganno che ormai può essere svelato alle masse?

    (grassie)

  3. July 2nd, 2009 at 22:09 | #3

    @admin
    Dubito che le masse vogliano essere messe in condizione di prendere atto della realtà. E poi per consolarsi comprerebbero un cagnolino

  4. Pupazza
    July 3rd, 2009 at 09:28 | #4

    Ci sono dei ruoli esistenziali che difficilmente vengono a mancare.

    A volte si è padroni a volte si è animali domestici.

  5. admin
    July 3rd, 2009 at 09:50 | #5

    Escludi la possibilità che non si possa essere né l’uno, né l’altro. La fierezza di un animale selvaggio, libero, pronto a morire piuttosto che essere catturato, questo è il mio ideale.

  6. Pupazza
    July 3rd, 2009 at 10:13 | #6

    Non la escludo, ma un conto è ciò che si sceglie di essere ed un conto è ciò che la società impone.

    E’ chiaro che il libero arbitrio segna pesantemente la nostra vita. Ma è altrettanto chiaro che il tessuto sociale ed economico in cui nasciamo influenza in modo sostanziale la qualità della nostra vita.

    Es.: da donna, mi chiedo svariate volte che ne sarebbe stato della mia impertinenza, della mia strafottenza e della mia libertà mentale se fossi nata in un paese islamico …

  7. admin
    July 3rd, 2009 at 10:38 | #7

    Se lo dovrebbero chiedere tutti, ma soprattutto quelli per cui voti.

  8. Pupazza
    July 3rd, 2009 at 10:49 | #8

    Magari se lo chiederanno, un giorno.

    Quando si smetterà di fare la guerra pro e contro l’immigrazione tra destra e sinistra.

    Forse non è eticamente giusto esportare con la forza la democrazia (contraddizione in termini), ma non è neanche giusto importare l’inciviltà.

  9. admin
    July 3rd, 2009 at 23:42 | #9

    Giusto. Io chiuderei subito le frontiere con Mediaset.

  10. Pupazza
    July 4th, 2009 at 00:19 | #10

    Pensa se andassero in tilt tutti i satelliti, un giorno.
    Niente più tv. Niente più lobotomizzazione.
    Niente segnale. Solo righe.

    Sentimenti: all’inizio nulla (ci vuole un po’ per rimettere in moto i neuroni), poi disorientamento, poi perplessità, poi confusione, poi ira, poi … panico !!!

    Poi … continua tu

    Notte, maledetto_rompicoglioni

  11. July 4th, 2009 at 10:40 | #11
  12. admin
    July 4th, 2009 at 14:15 | #12

    Sarà un problema scrivere blog…

  13. Pupazza
    July 4th, 2009 at 19:36 | #13

    Azzo, fregata con le mie mani

    Beh, si troverà un altro modo per comunicare … magari i post saranno letti via radio dagli utenti, oppure scritti sui cartoni del latte, o magari ci saranno delle immense bacheche in tutti gli autogrill, oppure impareremo a comunicare senza pc, solo con la testa. Da testa a testa. O da testa a teste. Chi lo sa ?

    Pardon, viaggio di fantasia

  14. admin
    July 4th, 2009 at 20:27 | #14

    O forse, semplicemente, ci si accoppierà, senza tanti preliminari di Champions League…

  15. Pupazza
    July 4th, 2009 at 20:37 | #15

    Forse. Lo scopriremo solo vivendo

    (queste faccette sono come le girelle alla liquirizia: una tira l’altra )

    (ah, quindi i tuoi post sono delle esche per povere girls allupate ? Ma bravo )

  16. July 4th, 2009 at 22:23 | #16

    …possiamo sempre usare i “pizzini”….

  1. July 3rd, 2009 at 09:54 | #1
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