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Stechiometria esistenziale

Scorribandando per il web, sono ricapitato su questo pezzo scritto dal sottoscritto quando ancora mi interessavo di videogiochi. Infatti, tratta di videogiochi, pensa te. Ma il passaggio quotato è stato pensato per essere esteso all’esistenza, quindi ve lo propongo, nella speranza che sia di vostro ingrandimento. Mentale, possibilmente, ma qualsiasi allargamento che finisca in -ale sarà comunque apprezzato con la mia apprezzatrice automatica a caldo.

La morale è sempre quella: esiste una relazione bilanciabile tra dipendenza e felicità. Banalità delle banalità, stechiometria esistenziale, chimica organica applicata all’inorganica, informatica psicanalitica ed elettrotecnica sentimentale, dove sono le differenze che ci avevano promesso? Perdute o mai esistite, ironia della sorte, non fa alcuna differenza. L’unica via sembra essere quella di aggrapparsi alle propaggini del Caso da cui un tempo ci siamo staccati come se fossimo frutti maturi: le esperienze regresse infinite. Ma va bene anche solo Esperienza. Cosa c’insegna Costei? In una realtà fatta di sfumature sovrapponibili a piacere come in una libreria finlandese (peraltro molto simile ad un quadro svedese), Essa c’insegna che sarebbe buona norma trovare i coefficienti del caso prima di strafogarsi e sviluppare, di conseguenza, e non a caso, intolleranze croniche verso quelle sostanze necessarie per raggiungere l’equilibrio tra i due piatti della bilancia. Tra queste, a noi ci piace vi sia il silicio.

Nota: il titolo del post originale è un davvero arzigoogleato (si legge arzigugolato) gioco di parole. Herbert Marcuse è stato un filosofo appartenente alla Scuola di Francoforte, come Fromm; piuttosto famosa è la sua descrizione dell’uomo moderno come essere monodimensionale, appiattito dalla società industriale avanzata e, aggiungo io, nel frattempo ricorpertasi di vermi. Tuttavia, siccome si trattava di computer e videogiochi, ho aggiunto una B ed una H davanti al nome, sostituendo la C con la K, in modo da rimandare, foneticamente, al benchmark (bi and eich mark-use), cioè ad un programma che testa le prestazioni di una macchina computatrice. Naturalmente, Lo strano case ( e non caso) è un riferimento sia a Lo strano caso del Dr. Jekill e Mr. Hyde, ma anche alla serie del Dr Mabuse (che fa rima con Marcuse), misconosciuta saga horror del grande Fritz Lang.

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  1. June 2nd, 2010 at 11:25 | #1

    Ma Admin, non ti riferivi mica al Tetris, vero?
    Io devo anche comprendere il titolo ed il resto mi appare oscuro; parole acute negli equilibri incerti; incastri metallici privi di cuscinetti a sfera; il MALE!

    Però, lascio i miei complimenti per il post.
    Saamaya´s last blog ..Es como una marea , cuando ella está a mi lado. My ComLuv Profile

  2. June 2nd, 2010 at 21:29 | #2

    Il paziente mostra evidenti segnali di peggioramento
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  3. admin
    June 2nd, 2010 at 22:42 | #3

    Si tratta semplicemente dell’equazione della felicità: come la bilanciate? Quali molecole e in che quantità sono per voi fondamentali?

  4. June 2nd, 2010 at 23:40 | #4

    Molto bello l’articolo originale.
    Per me la felicità è data dalla novità, dalla scoperta, dallo stupore e dall’imprevisto… il resto è rimpianto, noia o nella migliore delle ipotesi serenità
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  5. admin
    June 3rd, 2010 at 08:20 | #5

    @Paolo
    In una parola, dalla curiosità, al netto della valenza negativa del termine. Vale anche per me, è l’ingrediente fondamentale.

    Per vedere come va a finire, cosa accade dopo, anche se magari il film è noioso. O no?

  6. June 3rd, 2010 at 09:17 | #6

    admin :
    @Paolo
    Per vedere come va a finire, cosa accade dopo, anche se magari il film è noioso. O no?

    Più che la curiosità è l’imprevisto che spezza la noia a renderci felici.
    La curiosità è lo strumento che ci permette di trovare l’imprevisto.
    Più la vita è una merda e più riesci ad essere felice quando ti capita qualcosa di bello.
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  7. admin
    June 3rd, 2010 at 09:20 | #7

    @Paolo
    Credo sia per questo che tanti matrimoni falliscono.

  8. June 3rd, 2010 at 09:29 | #8

    @admin
    Lo credo anch’io. Gli altri matrimoni, quelli che durano, si accontentano della serenità.
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  9. admin
    June 3rd, 2010 at 09:42 | #9

    @Paolo
    La serenità di una prigione, in cui conosci alla perfezione i sei metri quadri della tua cella e non c’è niente che possa stupirti o spaventarti. Il rovescio della medaglia.

  10. June 3rd, 2010 at 10:11 | #10

    @admin
    Quello che mi domando io è se vale la pena abbandonare la serenità per rincorrere una felicità che è destinata comunque a non durare, portandoti, magari, a stare peggio di prima.
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  11. admin
    June 3rd, 2010 at 10:31 | #11

    @Paolo
    Credo che nella società dei consumi, in cui i desideri possono essere soddisfatti anche a rate, la tentazione di possedere ciò che di bello si vede in giro sia per molti un qualcosa di irresistibile.

    Il problema è che poi si paga lo scotto di quest’impulsi ossessivo-compulsivi in un’unica mega-rata finale.

  12. Pupazza
    June 3rd, 2010 at 10:32 | #12

    @admin

    Ma ti sei mai accorto che la felicità centra ben poco con quello che ci sta accadendo in quel dato momento ?

    Mi spiego: l’emozione travolge tutto e ti fa vivere qualsiasi cosa in uno stato di ottimismo che non è supportato da alcun fatto od accanimento oggettivo.

    Quindi secondo me non ci sono parametri, la felicità è uno stato mentale che non ha domani.

  13. Pupazza
    June 3rd, 2010 at 10:33 | #13

    @admin

    E comunque anche la felicità crea dipendenza come una qualsiasi droga.

    Quindi non può esserci stabilità

  14. admin
    June 3rd, 2010 at 10:59 | #14

    @Pupazza
    L’emozione travolge solo quelle menti che hanno una coscienza debole.

    Dal post: “sarebbe buona norma trovare i coefficienti del caso prima di strafogarsi e sviluppare, di conseguenza, e non a caso, intolleranze croniche verso quelle sostanze necessarie per raggiungere l’equilibrio tra i due piatti della bilancia”

    Se ti strafoghi di cioccolata perché ti “emoziona”, arriverai ad un punto in cui ti farà schifo anche solo sentirne l’odore. E questo non è bene.

  15. Pupazza
    June 3rd, 2010 at 11:23 | #15

    @admin

    Secondo me la felicità e la “dipendenza” da cui nasce proprio la felicità non hanno differenze.

    Sono la stessa cosa. La felicità non è sempre e comunque un bene. E non è un male.

    E’ equiparabile ad un orgasmo oppure ad un mal di denti. Passa. Punto.

  16. admin
    June 3rd, 2010 at 11:32 | #16

    @Pupazza
    Sì, sono la stessa cosa. Ad esempio, un drogato in senso stretto è felice quando si spara una pera o sniffa una riga.

    Non è questo il punto.

  17. Pupazza
    June 3rd, 2010 at 14:10 | #17

    @admin

    E qual è il punto ?

  18. admin
    June 3rd, 2010 at 14:12 | #18

    @Pupazza
    L’equilibrio, il bilanciamento dell’equazione.

  19. Pupazza
    June 3rd, 2010 at 14:29 | #19

    @admin

    Quale equazione ? Felicità=dipendenza ?

  20. admin
    June 3rd, 2010 at 14:40 | #20

    @Pupazza
    Sì. Nel post faccio riferimento a “sostanze necessarie per raggiungere l’equilibrio tra i due piatti della bilancia”, aggiungendo che “Tra queste, a noi ci piace vi sia il silicio”, cioè i computer.

    Infatti, navigare, curiosare, apprendere, informarmi e condividere i miei pensieri con persone che altrimenti non avrei mai la possibilità di incontrare ha sviluppato in me una certa dipendenza. Ma anche una proteiforme ( ) felicità.

    Per ora mi sembra che quest’equazione sia bilanciata, ma non per tutti è così.

  21. Pupazza
    June 3rd, 2010 at 14:58 | #21

    @admin

    Ahnnnn adesso ho capito. Certo che la prendi larghetta, eh ?

    Boh, a me il silicio prende male. E’ un grosso limite non poter vedere l’espressione, il sorriso, il viso o sentire il tono ed il modo di parlare del mio interlocutore.

    Certo è un buon mezzo di comunicazione, ma così freddo ed uniforme che a volte sembra irreale …

  22. admin
    June 3rd, 2010 at 15:01 | #22

    @Pupazza
    A me capita con le persone in carne ed ossa: mi sembrano monodimensionali, fredde, irreali.

  23. Pupazza
    June 3rd, 2010 at 15:29 | #23

    @admin

    Davvero ? Non guardi bene. Le persone esprimono molto più di quel che credono.

    Secondo me, certo.

    E’ molto interessante vedere come dei modi di comportarsi standardizzati, omologati abbiano così tante sfumature a seconda della persona che li gestisce.

  24. admin
    June 3rd, 2010 at 15:32 | #24

    Pupazza :

    @admin

    Davvero ?

    No

  25. Pupazza
    June 3rd, 2010 at 16:00 | #25

    @admin

    Che scemo

  26. Pepes
    June 4th, 2010 at 07:09 | #26

    Tutto sto casino per dire che le persone ‘conosciute’ online sono fonte di felicità. Quanto sei complicato

  27. admin
    June 4th, 2010 at 09:18 | #27

    @Pepes
    Beh, si discuteva di sostanze necessarie alla felicità, in realtà…

  28. June 4th, 2010 at 10:05 | #28

    Pupazza :
    @admin
    Boh, a me il silicio prende male. E’ un grosso limite non poter vedere l’espressione, il sorriso, il viso o sentire il tono ed il modo di parlare del mio interlocutore.

    Può essere invece un vantaggio: puoi dialogare con tutti senza farti condizionare dall’aspetto e dai pregiudizi che inevitabilmente abbiamo.
    Puoi “parlare” con chiunque e nel frattempo scaccolarti o grattarti le palle senza sconvolgere l’interlocutore.
    Puoi decidere quando e con chi rapportarti.

    admin :
    @Pupazza
    A me capita con le persone in carne ed ossa: mi sembrano monodimensionali, fredde, irreali.

    Nella “vita reale” sono costretto ad avere rapporti con un sacco di persone. Fatto cento:
    40 mi sono insignificanti
    50 mi stanno sul cazzo
    5 mi sono simpatiche
    3 sembrano interessanti
    1 mi fa pena
    1 la tromberei (forse)

    Davvero? Si
    Paolo´s last blog ..Dormire in un letto di fiori My ComLuv Profile

  29. admin
    June 4th, 2010 at 10:15 | #29

    Sconfortante il numero di trombabili. Io sono più fortunato… o più affamato

  30. June 4th, 2010 at 18:15 | #30

    Il silicio è una parentesi, anche se mantiene un suo gradevole perchè.

    La mia droga sono sguardi e parole.

    Beh, anche anche palpatina!
    Saamaya´s last blog ..Spicchio d’acqua My ComLuv Profile

  31. admin
    June 5th, 2010 at 09:15 | #31

    @Saamaya
    Non di solo blog vive l’uomo… figuriamoci la donna

  32. June 11th, 2010 at 16:03 | #32

    Quando la sfida personale diventa drogarsi e si entra nel suo proprio mondo limitato provando sempre a scappare dall’ultima limitazione stabilita per poter allargarla. Un’ossessione che aumenta senza freno.
    Ma forse noi tutti davanti ai nostri computer stiamo creando il nostro mondo secondo i nostri limiti. Come se fosse un specchio riflettendo l’idea che ognuno può avere di sé. Non sarebbe una maggior parte della follia auto-inflitta della nostra epoca?
    Ma è più probabile che qui, davanti al mio, non ho capito un gran che.
    Mirino´s last blog ..HypocrisieMy ComLuv Profile

  33. admin
    June 12th, 2010 at 09:16 | #33

    No, hai capito perfettamente. La tecnologia dovrebbe aiutare a comunicare e ad essere meno soli, ma molti, invece, come scrivi tu, creano un proprio mondo autoreferenziale, finendo per perdere punti di contatto con la realtà.

  1. June 8th, 2010 at 13:46 | #1
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