Scena e più scena
Non esiste scena più oscena di una donna che si denuda della cotta di maglia che le protegge il petto, ove ovviamente batte un cuore in calcestruzzo armato, parategumento militare anche noto come corazza in ipocrisia battuta a mano ancora calda, praticamente appena sfornata da quella fucina di meravigliose e persistenti illusioni che fu la primordiale big-gang-bang.
“Diciamo che è un no, però, nella vita, non si sa mai.”
Risposi così ad una ragazza che, millemila anni fa, dichiarò esplicitamente il proprio interessamento ad una campagna di tesseramento col sottoscritto. Lo fece tramite una lettera, ma io già sospettavo di non farle del tutto ribrezzo, giacché mi telefonava spesso con la sola scusa di voler sentire coi propri padiglioni auricolari come me la stavo spassando. Allora, nella mia profonda e puberale ingenuità (di cui non mi sono mai voluto sbarazzare), pensai che darle un’illusione, lasciando aperta la porta della possibilità, fosse l’unico modo per ferirla il meno possibile e solo adesso capisco quanto lontano fossi dalla verità. E qual è ‘sta cazzo di verità?
La verità è che quella ragazza, non proprio una cozza, ma nemmeno un mollusco bivulva (cioè due volte gnocca), interpretò il mio “non si sa mai” come un “un giorno io mi innamorerò di te”, quindi ci rimasi parecchio male quando una nostra amica mi confidò che si era considerata illusa, ingannata dal sottoscritto. Ecco, questa è l’oscenità. L’esporre al pubblico ludibrio le pudenda più prudentemente celate dal tempo delle antiche battaglie per la loro veterotestamentizzazione, le famose guerre pudiche, appunto. Il mostrare, quindi, ciò che le donne dovrebbero sempre nascondere, ovvero che loro si sono arrogate l’inalienabile diritto di illudere o di chiudere definitivamente le porte alle loro spalle, spesso e volentieri lasciando chiuse nello stipite le nostre, di palle, mentre a noi non è rimasta scelta, se non quella di sottostare alle loro tegole o di chiamarci fuori dal giogo.
Sono quindi tutte balle quelle storie sulla parità dei sessi e dei ruoli, nonché sulla sostanziale barcamenazione condivisa delle pene d’amore (cfr. “dopo tutto, siamo tutti sulla stessa barca, no?“). Ma manco per il cazzo. La simmetria, già lo ho scritto, è stata rotta e non basta dichiarare che non vi è differenza nella sofferenza, che se si sta male perché non riusciamo ad avere ciò che desideriamo, l’uomo e la donna, almeno in questo, sono uguali. No, mi dispiace tantissimo, ma la donna soffre molto meno, in virtù del fatto che ha mille modi per mettere distanze tra sé e le spine che ha nei fianchi (non a caso il suo bacino è mediamente e proporzionalmente più largo di quello maschile, solo un caso?).
Non solo quindi ella si lascia attraversare dalle traversie, ma dimentica anche più facilmente il dolore (questa meravigliosa capacità si estrinseca nella sovra-produzione di ossitocina post-partum, meccanismo evolutivo che permette alla donna di dimenticare il dolore associato all’espulsione del feto e di poter quindi godere d’una sorta di beata ignoranza per le gravidanze successive; straordinario anche il fatto che la saggezza popolare abbia coagulato questa verità scientifica nel motto “l’è un mal desmentegòn” [1] ). La donna è più forte, quindi, proprio in virtù, l’avrò scritto un migliaio di volte! – del ruolo evolutivo assegnatole dalla natura.
Ecco, scrivo ciò e mi sembra tutto molto giusto, tutto molto bello e lineare. Poi mi guardo intorno (anche, ma non solo, su Facebook) e trovo conferma di un aspetto che, per motivi d’opportunità, ho sempre preferito trascurare. L’aspetto trascurato è che le donne hanno l’ossessione per il proprio aspetto, aspetto che, di conseguenza e non a caso, anzi, a causa della cronica debolezza del casso per le donne di bell’aspetto, non trascurano mai di non trascurare. Sì, insomma, quella leggenda metropolitana secondo la quale tutte le donne, ma soprattutto quelle belle, non sono mai sazie di complimenti che inneggino alla loro venerabile ed insostenibile avvenenza.
Sembrerebbe allora vero che le donne hanno poca autostima. Ma perché hanno questa debolezza? Beh, innanzitutto, perché viviamo nella società dell’apparenza, una configurazione in cui lo showbiz la fa da padrone, nel senso che detta legge su aspettative, sogni da realizzare, conti in banca da prosciugare, ergo la concorrenza è agguerritissima e le vittime si contano a milioni. Poi, dato che l’autostima è legata alla percezione del sé, va da sé che, se ammettiamo che l’unica vera conoscenza possibile è quella cosciente, le donne, essendo molto istintive, rimangono spesso incastrate in meccanismi cortocircuitati in cui non è mai possibile giungere ad un risultato finale, ma si deve sempre mettere tutto in discussione. Questo è anche il motivo per cui le donne vanno conquistate giorno dopo giorno, senza poterle mai annotare definitivamente sul nostro carnet personale. Da ultimo, ma non meno importante, le donne hanno poca autostima perché ce la siamo accaparrata quasi tutta noi maschi.
Infatti, anche il più scarafone degli scarafoni cafoni si sente in diritto di provarci con la più strafiga delle strafighe da copertina lucida, pattinata a mano da nugoli di dita e polpastrelli in cerca d’un qualche tipo di contatto epiteliale con qualsiasi tipo di pollastrella arraspante. Non è così? L’uomo, con passo direttamente proporzionale alla sua ignoranza, si sente sempre fighissimo anche con chili di panza in eccesso e con quintali di forfora sulle spalle, giacché la sua autostima è tutta concentrata ed escreta nella e dalla strafottente prosopopea dei suoi tronfi testicoli. Ma quest’ostentata sicumerezza [2] , di per sé non solo immotivata, ma anche lesiva dell’onore di molte piattole e di parecchi pidocchi che dimorano sugli scroti degli ostentatori, provoca nelle donne inquietanti interrogativi, cogitabonde aporie esistenziali, atroci dubbi ontologici, del tipo “ma come cazzo fa quello sgorbio ad avere il coraggio di presentarsi in pubblico?”, il che le porta spesso ad interessarsi al fenomeno da baraccone e a riconoscerne l’indubbio coraggio, tanto da restarne talvolta affascinate, soprattutto se si scopre che, a supporto dell‘esaltatore di stupidità, vi è un conto corrente tutt’altro che trascurabile. Insomma, alla fine, la donna, anche quando sembra tutta scema, è tutta scena, mentre scema l’ipotesi che ciò valga anche per l’uomo.
[1][è un male dimenticone, che si dimentica facilmente]
[2][sicumerezza: crasi di sicurezza e sicumera, ne condensa i significati indicando un atteggiamento di sfacciato e arrogante sussiego]




Uhm, ci devo pensare.
@miciozza
Ti ho messo in crisi, eh?
No, è che non mi convince. Sono una persona imparziale. Fidati.
Sono d’accordo sul punto dell’autostima, anche se non generalizzerei. Credimi, ci sono molte donne fin troppo ricche di autostima ingiustificata. Sono disorientata quando l’autostima della donna o “il proprio valore” è legato al numero di uomini che si porta a letto.
È vero che le donne, quelle normali e sane, sembrano aver una mancanza di stima per esse stesse. Ma ci sono anche molte eccezioni. Quelle che hanno ognuna una
un’auto-stima molto immeritata. Sono loro che invecchiano male perché hanno troppo male ad accettarlo. Mentre una bella donna ‘normale’ sarà sempre bella anche vecchia.
Quindi una bella donna dotata anche di quest’umiltà innocente, ha una bellezza totale et profonda, e spesso una capacità generosa d’amare senza riserva o complessi.
Non ti convince, ma non sei nemmeno in disaccordo. Questa si chiama crisi.
Quanto alle donne che si concedono con facilità, potrebbe trattarsi anche in questi penemeriti casi di scarsa autostima. Insicurezza ed un’insaziabile necessità di conferme di basso livello, ma pur sempre di conferme. E poi non dimentichiamo anche che umiliarsi è un modo molto cattolico per espiare i peccati che si sentono addosso. Contorsionismi psicologici a go-go.
@Mirino
Già, i complessi e le insicurezze fanno più danni epiteliali della lampade uv.
@admin
I complessi e le insicurezze fanno ovviamente parte delle anormalità..
@Mirino
Mah… a me sembrano molto diffusi e frequenti, quindi normali in senso statistico. Se poi con normale intendi una persona “equilibrata”, sono d’accordo.
@admin
Come noi tutti, ogni tanto riveli un piccola indizio di come sei tu. Come se si avesse avuto un’esperienza molto negativa, se non traumatica e così indimenticabile con une donna particolare..
@admin
(Ovviamente sarebbero affari tuoi che non ci riguardano affatto. Ti prego di scusare l’indiscrezione e la curiosità mie).
@Mirino
No, figurati. Ho avuto a che fare con una donna con poca autostima, non è un mistero. Chi mi legge dagli esordi lo sa benissimo.
la donna soffre molto meno??? dimentica più facilmente?????
nella mia esperienza personale ho sempre potuto constatare il contrario.
sono sempre gli uomini quelli più capaci di trovare delle piacevoli alternative al dolore. e in tempi record!
per quanto riguarda l’autostima, quella manca indifferentemente a uomini e donne. è soggettiva.
ciao
@Clorofillla
Sarà che forse lo nascondete meglio? Ho visto spesso uomini distrutti da una relazione finita male, incanutiti quasi istantaneamente, mentre le donne mostravano una freddezza che ancora mi lascia esterrefatto.
@admin
oppure, dal mio punto di vista, lo nascondete meglio voi… non saprei. probabilmente uomini e donne rimarranno sempre un mistero l’uno per l’altra.
@Clorofillla
Ho riflettuto a lungo (digiamo almeno un paio di brunetta-secondi) su come uscire da quest’impasse e sono giunto alla conclusione che, siccome la questione dolore è soggettiva, allora l’unica cosa che fa la differenza è l’oggettività scientifica dell’ossitocina.
@admin.
Il dolore (e la perdita della stima )dipende dal motivo della frattura o del rifiuto che l’ha causato.Il motivo….è sempre lui il colpevole delle conseguenze,a volte,anche tragiche!
Mi piace il tuo post! Cerchiobottista quanto basta per nascondere quel pò di misoginia che ti porti dentro.
PS.Dal post,non traspare”L’Ingenuità Puberale” di cui parli, nè profonda nè superficiale.L’avrai persa strada facendo…..
@nata ieri 0
Cerchiobottista mi piace. Sa un po’ di paraculo, ma siccome tutto ciò che è rettilineo mente, allora va da sé che la verità non può che essere spiraliforme.
Non vorrei tirartela, Zio, ma ti racconto la storia di una mia amica cinica, disillusa e cerchiobbotista quanto te. Parlava sempre della necessità “di non legarsi mai a nessuno di cui non potersi liberare immediatamente”. Ha avuto anche una storia con un ragazzo impegnato dicendo tutte quelle stronzate sull’insensatezza della gelosia. Qualche anno fa ha conosciuto un uomo, si è fidanzata con lui ufficialmente dopo 24 ore, è gelosissima, dopo sei mesi ha piantato tutto (amici, famiglia) e si è trasferita da lui a 500 km di distanza. Ora si sposano e progettano di mettere al mondo un pargolo. Come vedi, le chiacchiere sono a zero.
@miciozza
Questo simpatico aneddoto non fa che confermare le mie tesi.