Tre sono i motivi che possono spingere un uomo adulto a visionare – a pagamento! – un film tratto da un fumetto: un’insalubre passione per l’utopia tecnocratica, la voglia di qualcosa di schifosamente buono come solo nei cinema sanno spacciare e, infine, anche una certa immaturità mentale e/o eterna adolescenza.
È quindi con la consapevolezza di queste tre ottime e succulente aggravanti che mi sono recato a vedere, a sentire – e anche a odorare! – Iron Man 2, giacché il primo episodio mi aveva ben impressionato, come se il mio inconscio fosse una sorta di pellicola fotosensibile alle americanate fracassone, che, a scanso di equivoci, non è un monaco superdotato, chiaro?
Iron Man 2 mi ha deluso continua a farla scorrere
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Ammaliato dal fanciuellesco ricordo dell’originale, mi sono recato presso un cinematografo per visionarne il rifacimento. Ebbene, Clash of the Titans (Scontro tra Titani) è una cagatina di film che salvo solo ed unicamente per la presenza di Gemma Artenton nei panni di Io (eh, vabbeh, anche per l’incitamento alla ribellione verso gli dei, ma non so quanto questo sarà recepito dalla massa). Manca infatti quel coraggio, che era stato invece osato nel primo, nel proporre i mostri e gli eroi dell’antica grecia in salsa fantasy, cioè con quell’ingenuità e quel candore tipicamente anni ottanta, gli anni delle grandi illusioni e delle loro, definitive frantumazioni. continua a farla scorrere
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February 20th, 2010
admin
Wolfman. Non andate a vederlo. Motivo 1: non aggiunge niente al mito del lupo mannaro. Se volete vedere un buon film sul genere, rimane impareggiabile Un lupo mannaro americano a Londra. Motivo 2: gli effetti speciali non sono niente di che. La trasformazione da uomo a lupo mannaro parte bene, ma si conclude con un aspetto davvero troppo pupazzo di peluche anni ottanta. Motivo 3: la storia manca di spessore. Ci sono buoni spunti che ruotano tutti attorno al protagonista Benicio Del Toro (il manicomio, un padre misterioso che ha girato il mondo, una madre forse di origini gitane, un fratello fidanzato con una bella gnocca), ma nessuno di questi viene approfondito a continua a farla scorrere
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[Attenzione: il seguente sproloquio potrebbe contenere rivelazioni sulla trama di Avatar.] Fra i tanti aggettivi che, al termine della visione, mi è venuto spontaneo associare ad Avatar, quello che forse condensa con maggiore precisione le sensazioni provate è coraggioso. Credo sia infatti fuor di dubbio che spendere più di duecento milioni di dollari per realizzare la versione fantascientifica di Pocahontas (che non ho visto), esponendosi così alla più nazista delle critiche, richieda una buona dose di temerarietà. Inoltre, anche l’ampio continua a farla scorrere
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Sherlock Holmes, per la regia di Guy Ritchie, ex marito di Madonna, è un film. Sì, anche se non lo avreste mai detto, dopo aver avuto il privilegio, per la modica cifra di sei euri e cinquanta, d’averlo visionato all’interno di un fabbricato che taluni hanno appellato come “cinematografico”, mi sono convinto della tesi di cui sopra. E adesso ve la andrò a dimostrare.
Innanzitutto, sfumatura non così ineffabile, la pellicola presenta evidenti tracce attoriali: Robert Downey Jr. e Jude Law su tutti. Poi, l’ampio uso di mirabolanti effetti speciali, particolare che mi ha subito ricordato come essi siano spesso usati nei film per attrarre le giovini genti e ammaliarle così con lo stupore generato. Infine, l’inconfondibile odore di popcorn bagnaticcio proveniente dalle file di scranni più posteriori, inequivocabile segnale di un trucco cinematografico continua a farla scorrere
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November 28th, 2009
admin
Cado dalle nubi, il film con Checco Zalone, rispolvera il genere “commedia ignorante” che già fu appannaggio di Diego Abatantuono, ma con una vena politicamente scorretta tipicamente zaloniana. Giocato tutti sui luoghi comuni che caratterizzano i terroni e sulla sempre valida teoria secondo la quale, per conquistare una donna, basta farla ridere, il che è altamente esplicativo della statura intellettuale delle appartenenti al gentil sesso, il film continua a farla scorrere
November 15th, 2009
admin
Di 2012, a parte le fastidiose e improbabili scene di fuga con svariati mezzi di locomozione, cioè tutti quei meccanismi che promuovono la pazzia come forma di sopravvivenza all’idiozia imperante, e a parte la molesta presenza di abusati sorci (o topos) narrativi, come l’hippie così sgamato dall’aver capito verità precluse ai più illustri scienziati, oppure il rivale amoroso super affermato (il chirurgo plastico) che ruba la famiglia allo scrittore sfigato, però dall’animo sensibile, o, ancora, il politico duro e puro, calcolatore, che lascerebbe crepare tutti continua a farla scorrere
La zona morta, oltre che un romanzo di Stephen King, è anche un film del lontano 1983 diretto da quel geniaccio di David Cronenberg, a cui dobbiamo essere grati per averci regalato filmetti niente male come Videodrome (1983), La mosca (1986), Inseparabili (1988) e Il pasto nudo (1991), solo per citare quelli che ho avuto la fortuna di vedere ed apprezzare.
Ne La zona morta, pellicola non del tutto riuscita che un’emittente locale ha trasmesso questa mattina continua a farla scorrere
Premessa: non sono un fan sfegatato di Star Trek, né un potenziale cosplayer smanioso di sfoggiare le orecchie a punta acquistate su Ebay per la modica cifra di venti barre di gold pressed latinum da un utente che abita realmente su Vulcano e che, a causa di una brutta infezione da acari telariani, è stato costretto a farsele amputare.
Ecco, premesso questo, potrete ben capire che lo spirito con cui mi sono recato a vedere Star Trek era quello di Gene Roddenberry (1921-1991), di cui sono grande amico da quando ci continua a farla scorrere
[Attenzione: se non hai ancora visto il film e non vuoi che ti vengano rivelati particolari della trama, esci immediatamente da questo post. E' Prepuzio che te lo ordina. Esci da questo post, è Prepuzio che te lo ordina.]
Solo una breve riflessione su quello che non è senz’altro un film memorabile, ma che si fa apprezzare per una certa tamarrosità fracassona e molesta, senza indulgere troppo nelle retorica. Devo ammettere che ero partito abbastanza prevenuto sin dal primo capito cinematografico de La saga degli X-Men, ma poi ho capito che, al di là dell’aspetto ridicolo legato alla totale ascientificità soprattutto di alcuni poteri, c’era la sempre rispettabile difesa della diversità come valore aggiunto e non come minaccia da combattere per la preservazione di presunti ed intoccabili valori morali della società perbenista e nazifascista.
X-Men le origini: Wolwerine narra quindi le origini del personaggio con le lame affilate che gli escono tra le nocche delle mani. Sì, insomma, Le origini di Wolwerine, scommetto che continua a farla scorrere
Schizzi umidicci