Il cucciolo nel Centro di Permanenza Temporanea (CPT).
Nella vetrina, quel cucciolo sembrava starci proprio bene. Sorrideva e saltellava con la lingua penzolante ed anche quando graffiava il vetro lo faceva con la gioia di chi vorrebbe abbracciarti e leccarti da capo a piedi, senza peraltro rimanere avvilito dall’ingannevole trasparenza dell’ostacolo. Era come se ci fosse abituato e bastava tamburellare sul vetro per riempire di nuovo entusiasmo i suoi grandi occhi neri. Ciò nonostante, anche solo un rumore che non aveva mai udito o la vista di qualcosa che non comprendeva lo impaurivano e lo facevano tremare come una foglia, il che ispirava, indubbiamente, una certa tenerezza nei potenziali acquirenti.
Tuttavia, nonostante i meccanismi del marketing funzionassero alla perfezione, il padre non aveva intenzione di cedere ai desideri del figlio. Non era infatti trascorso nemmeno un anno da quando l’animale domestico precedente era fuggito finendo sotto una macchina, ma il fatto che, in qualche modo, anche a lui continua a farla scorrere





Schizzi umidicci