“It’s very good” ovvero “È molto buona”. Con questo laconico commento George Clooney ha congedato i giornalisti che lo assediavano all’uscita dell’aula di Tribunale del Palazzo di Giustizia di Milano. Ma a cosa stracazzo si riferiva il buon Giorgio? No, perché come qualche sito comunista s’ostina a pubblicare, per tacere dei giornali e dei telegiornali schifosamente schierati a favore dell’oppressivo regime bolscevico, il misconosciuto attore americano, balzato agli odori della cronaca da quando sta con la ex di Bonobo Vieri, si sarebbe riferito alla giustizia italiana, il che è chiaramente impossibile. Vediamo allora un ventaglio di possibilità più vicino alla realtà: continua a farla scorrere
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December 20th, 2009
admin
Fino a prova contraria, siamo tutti colpevoli. Non ce lo hanno sempre ripetuto sin da bambini? La nostra colpa è infatti quella di essere nati uomini, cioè figli di un Dio che ci ha creato appositamente imperfetti per poi poterci giudicare e spesso punire per l’eternità, il che è di gran lunga più inquietante di qualunque pena che una qualsiasi corte di cassazione terrena possa comminare. Ma il Battesimo ci lava dal peccato originale e, fin quando non disobbediamo ai comandamenti divini, possiamo stare tranquilli: una volta morti, trascorreremo l’eternità in Paradiso; ed anche se commettiamo continua a farla scorrere
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In merito alla precisazione mossami da yngnrjnwrrnynwr in questo post, mettendomelo, di fatto, proprio in quel post, mi sento in dovere di arrampicarmi su di uno specchio d’acqua fresca, che con questo caldo male di certo non mi farà.
Questo il passaggio incriminato:
“E gli italiani annuiscono, perché fanno il tifo per il perseguitato, piuttosto che per il persecutore, giacché si identificano con maggiore piacere in colui che non capisce e che fugge impaurito, piuttosto che in chi ha il coraggio di indagare e perseguire una possibile verità”.
E questa l’osservazione che di primo acchito è parsa logica pure alla mia flaccida ed eccessiva pellaccia:… continua a farla scorrere
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Che Studio Aperto fosse avanti di millenni, lo sapevamo già. Ma che si fosse anche accaparrato il fuoriclasse degli inviati proprio non ce lo saremmo mai aspettato. Si vede che vogliono proprio sbaragliare e umiliare gli avversari (quali?). Mi riferisco, ovviamente, a Enrico Fedocci, protagonista, udite udite, già di un servizione di Striscia la Notizia con tanto di tapiro consegnato a mano da Valerio Staffelli. Ma quello che mi ha stupito è stato ben altro. Una domanda davvero acuta che dimostra un’intelligenza ed una sensibilità veramente, ma veramente fuori dal comune.
“Secondo lei chi ha ucciso Matilda ha un nome?”
La potete risentire qui, al 40° secondo di questo video, nell’intervista esclusiva a Elena Romani che Enrico Fedocci ha realizzato per Studio Aperto.
Sconvolgente. Pensate alla profondità di una domanda del genere. Immaginate quale intelligenza superiore continua a farla scorrere
Alberto Sordi fa suonare “a morto” tutte le campane di Roma. Il Papa s’encazza e lo convoca in Vaticano. Allora il Marchese del Grillo arriva tutto trafelato, ma nemmeno poi tanto, e, interrogato sul motivo di tale scherzo da prete, se ne esce con la celeberrima frase sulla morte della Giustizia. Sì, perché non volendo pagare Aronne Piperno, l’ebanista che gli aveva costruito delle splendide cassapanche, il Marchese corrompe giudici e testimoni, affinché lo scagionino da ogni possibile accusa e mettano invece sotto chiave il povero Aronne, reo anche di essere giudeo e di aver contribuito, in consecutio generationes, alla crocifissione di Gesù Cristo, tipico esempio di allungamento del pene del padre che ricade sui figli, con l’aggravante dei fottili motivi. Un po’ come se io mi rivolgessi ad un istituto per l’allungamento sempre del pene e poi non volessi pagare quanto dovuto adducendo improrogabli impegni con l’industria del porno, incolpando lo stesso istituto per continua a farla scorrere
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O forse anche dell’intero fanerozoico. Ma non è importante. Più interessante sarebbe invece venire a conoscenza di chi fu quel simpatico, si fa per dire, burlone che vergò per la prima volta la battuta “la legge è uguale per tutti” sopra la testa di un giudice. Dio, cosa gli farei, a quel fine umorista! Gli strapperei forse i peli del naso uno ad uno, con delle pinzette di quelle piccole e delicate, che di solito le donne usano per strapparsi sopracciglia alla Zio Bergomi, che fra l’altro sono utilissime in caso di sole cocente o pioggia battente, quindi non capisco perché siano così osteggiate e disprezzate.… continua a farla scorrere
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Schizzi umidicci